Voglio compiere un giro per queste alte aride catene di montagne tra le quali si muore di sete e di freddo, quella storia "extratemporale", quell'assoluto di tempo e di spazio dove non esiste uomo, bestia o vegetale, dove si impazzisce di solitudine, con una lingua che è fatta soltanto di parole, dove ogni cosa è sganciata, sgnagherata, fuori di sesto coi tempi. Voglio un mondo di uomini e di dionne, di alberi che non parlano (perchè si parla già troppo nel mondo com'è!), di fiumi che ti portino in qualche luogo, non fiumi che sian leggenda, ma fiumi che ti mettano in contatto con altri uomini e donne, con l'architettura, la religione, le piante, gli animali - fiumi che abbiano barche e in cui affoghino gli uomini, affoghino non nel mito e nelle laggenda e nei libri e nella polvere del passato, ma nel tempo e nello spazio e nella storia. Voglio fiumi che facciano oceani, come Shakespeare e Dante, fiumi che non si secchino nel vuoto del passato. Oceani, si! Dateci più oceani, nuovi oceani che cancellino il passato, oceani che creino nuove formazioni geologiche, nuovi paesaggi topografici e strani, terribbili continenti, oceani che distruggano e conservino al tempo stesso, oceani si cuio si possa salpare, partire per nuove scoperte, nuovi orizzonti. Dateci più oceani, più sconvolgimenti, più guerre, più olocausti. Dateci un mondo di uomini e di donne con una dinamo tra legambe, un mondo di furia naturale, di passione, d'azione, di dramma, di sogni, di follia, un mondo che produca estasi, e non scorregge secche. Io credo che oggi più che mai debba cercarsi un libro, anche se dentro c'è uan sola pagina grande: dobbiamo cercare frammenti, schegge, unchie dei piedi, tutto ciò che abbia materia in sè, capace di resuscitare corpo e anima.
Henry Miller - Tropico del Cancro