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Il rumore che ti circonda
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Il peggior automobilista del mondo?

Un 28enne di Leicester (Inghilterra) che ha chiesto di rimanere anonimo è stato bocciato per la 92.ma volta all'esame teorico per la patente di guida. Ogni test costa 75 sterline e grazie alla perseveranza del ragazzo la Motorizzazione inglese ha incassato oltre 3.500 euro.
Non è la prima volta che succede a Leicester. Un 33enne, dopo aver superato lo scoglio dell'esame teorico, si è bloccato, per 22 volte, alla prova pratica su strada.
(Fonte: Telegraph.co.uk)
novalis: circa 13 ore fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 2 risposte
sabato83 (12 ore fa)
Se in Italia facessero gli esami pratici come si deve, di casi come questo ce ne sarebbero a migliaia.
Grizzly (11 ore fa)
Ci sono giorni che mentre guardo chi mi sta intorno, dico: "Ma perché io quando ho voluto prendere la patente ho fatto la scuola guida? Potevo fare come loro e prendere la patente in pescheria. Tra i tranci di baccalà..."
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Washington: sì ai matrimoni tra persone dello stesso sesso

Dopo che la Corte federale di appello di San Francisco ha giudicato incostituzionale il divieto di matrimoni omosessuali, lo Stato di Washington ha approvato un disegno di legge che li legalizza. A oggi i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono permessi oltre che a Washington anche a New York, nel Massachusetts, nel Connecticut, in Iowa, nel New Hampshire e nel Vermont. Nel New Jersey ne stanno discutendo.
(Fonte: Ansa)
novalis: circa 13 ore fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
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Alla fine della riunione UE tenutasi a Berlino,
alcuni presidenti decidono di rilassarsi andando a visitare lo Staatliche Museen.
Si fermano ad ammirare il dipinto "Adamo ed Eva in Paradiso" di Lucas Cranach.


Angela Merkel commenta: "Ma che perfezione quei corpi: alti, snelli, atletici e con l'aria determinata. Queste sono caratteristiche decisamente tedesche..."



Al che Nicholas Sarkozy replica: "Non sono affatto d'accordo! Osservate piuttosto l'erotismo che traspare dagli sguardi e dai corpi: lui così aitante e lei così femminile... Ambedue sembrano rendersi conto che la tentazione è in agguato... Non possono essere che francesi!"



David Cameron scrolla il capo e dice: " Ma che cosa dite! Nè tedeschi nè francesi! Fatemi la cortesia di notare la serenità dei loro volti, lo stile dell'atteggiamento, la finezza della posa, la sobrietà dei gesti ... Possono essere solo inglesi".

Mario Monti sbotta: "Ma guardateli bene: sono senzatetto, non hanno vestiti e neppure le scarpe, gli resta solo una mela da mangiare in due, non protestano e si illudono di essere in paradiso. Non possono essere che italiani!"

novalis: circa 1 giorno fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 3 risposte
GrizzlymackleyStefanoRuMoemi
mackley
stefitiz (1 giorno fa)
ehhehehheheh
Grizzly (1 giorno fa)
non so se dire #epicWIN o #epicFAIL ma propendo per il fail
StefanoRu (22 ore fa)
bella questa
esiguo

[e-sì-guo]

SIGN

Modesto, piccolo
dal latino: [exigere] pesare esattamente - quindi pesare in maniera stretta, da cui l'accezione di minuto.

Parola delicata, rétro: il magro, il povero, lo scarso acquisisce una grande dignità - che pure oggi fa tanto orrore.
Così sarà esiguo il pasto del nonno che tiene da parte il denaro per i nipotini; sarà esiguo il guadagno di chi nel proprio lavoro, umanamente, si spinge a far del bene piuttosto che a profittare; sarà esiguo il corso d'acqua cristallina che appare scintillante nel castagneto allo sciogliersi della neve.
novalis: circa 1 giorno fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazanea
bocciare

[boc-cià-re]

SIGN

Respingere; nel gioco delle bocce, urtare una boccia con la propria allontanandola dal boccino
da [boccia], assolutamente incerto; forse da un precedente [bottia] da un'origine preromana.

È forse una parola che sconta la sua colloquialità con le scarse fonti da cui è descritta nella sua evoluzione - contraddittorie, criptiche, vaghe. Ma diamine, è così usata!
A quanto pare, (a meno di fare riferimento ad etimologie anglosassoni che si rifanno a vecchi metodi di votazione simili al ballottaggio ), la bocciatura, che sia a scuola, ad un esame, la bocciatura di una proposta o di un progetto, deriva dal gioco delle bocce. Viene lanciata una piccola palla - il boccino - e scopo dei giocatori è lanciare le proprie bocce il più vicino possibile al boccino. Chi ha avuto la fortuna di osservare i professionisti del gioco in azione (falangi di anziani al bocciodromo) avrà notato l'astuzia con cui, nel mentre che si cerca di lanciare la boccia vicino al boccino, si tenta di colpire le palle degli avversari per allontanarle - o il boccino stesso. Questa azione con cui il proprio colpo si schianta sulla boccia nemica e la fa saltar via è la bocciata, il bocciare.
Si tratta di un'azione piuttosto evocativa, e l'immagine che ne deriva è intuitiva: esser bocciati è prendere un colpo, essere respinti via dall'obiettivo. In questo è molto affine al "rimbalzare", che sta prendendo piede proprio in questi sensi (sono rimbalzato ad un esame). Insomma, parola spiacevole ma vivissima.
novalis: circa 2 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazanea
suscettibile

[su-scet-tì-bi-le]

SIGN

Che può essere alterato; facile ad offendersi
dal latino: [suscipere] prendere su di sé, composto di [sub] sotto e [capere] prendere.

Anche questa parola ha un significato molto generico, che però, se attributo alle persone, diventa precisissimo.
In senso generico, ad esempio, un progetto potrà essere suscettibile di cambiamenti: che significa? Semplicemente che li può subire, che non è mineralmente immutabile, al di fuori di qualsiasi negoziazione. Così un metodo di studio sarà suscettibile di miglioramento, un accordo suscettibile di scioglimento.
Per quanto riguarda il suscettibile riferito alla persona, si tratta di un aggettivo più delicato del permaloso: la facilità con cui si offende o si risente viene da una sensibilità eccessiva - debolezza, nervo scoperto - che però non è mai orgogliosa, e ha comunque sempre un suo portamento.
Ad esempio, Cyrano de Bergerac non è permaloso. È suscettibile per quanto riguarda il menzionare una certa quale appendice del viso - di cui i cadetti di Guascogna non pronunciano mai il nome. Anche perché Cyrano non reagisce proprio bene bene, di solito.
novalis: circa 3 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazanea
orbo

[òr-bo]

SIGN

Cieco; privo
dal latino: [orbus] privo. Stessa radice di "orfano", privo dei genitori.

Nel parlare comune è una parola pesante come una scure - eppure può essere bella, delicata.
Sa essere sprezzante e accusatoria: che, sei orbo?, bisogna essere orbi per fare certi investimenti, solo un orbo come me può non intendere che cosa ha mancato di fare in questi anni.
Sa essere commossa, e leggera come una farfalla: siamo rimasti orbi di un maestro, sono stato orbato della mia preziosa penna, rubata, siamo stati orbi a non dargli fiducia.
Si tratta di una parola veramente da studiare - tanto è vecchia la sua storia e tanto viva nella lingua.
Pensiamo all'òrbita. Nel viso, ciò che resta dopo la perdita di un occhio - e per estensione il cavo in cui pure l'occhio c'è. E l'orbo, che di per sé sarebbe genericamente "privo", così strettamente riferito alla perdita della vista ci si rivela come paradigma della perdita suprema, quasi per antonomasia - come se dicendo "ha perso" si intendesse invariabilmente che ha perso la vista - perdita seconda solo alla morte.
Un po' esagerate, nevvero? Ma per fortuna l'uso vivo è meno scuro.
novalis: circa 4 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazaneaMoemi
speciale

[spe-cià-le]

SIGN

Relativo alla specie; scelto, eccezionale
dal latino: [specialis], da [species] specie, ma propriamente, aspetto - da [spicio] guardo.

Siamo abituati a dei manicaretti davvero speciali che la mamma ci fa quando torniamo a casa, e poi questo è un vino speciale (quello che il Marchese tiene per sé), e signore, glielo vendo in offerta speciale - perché lei è una persona speciale.
Lo speciale è l'eccezionale, lo straordinario, lo sceltissimo - e pur se lo usiamo in maniera estremamente disinvolta e inconsapevole, si contrappone intrinsecamente al generale.
Quei manicaretti la mamma non li fa mica sempre. Quel vino non è per tutti. L'offerta la faccio "solo" a lei. E tu sei una persona come nessun'altra.
Questo senso sopravvive in maniera lucente in biologia - la specie è sottocategoria del genere che è sottocategoria della famiglia e via dicendo - nel diritto - leggi speciali disciplinano e derogano ambiti coperti da leggi generali - e in generale in ogni ordine tassonomico.
Magari si può evitare di usarlo come sinonimo di "soprattutto" - il medico mi ha vietato specialmente il sale; si sta bene, qui, specialmente d'inverno. Pare proprio tirato a caso.
novalis: circa 5 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazaneaMoemi
allucinazione

[al-lu-ci-na-zió-ne]

SIGN

Fenomeno per cui si mostra come reale ciò che è inesistente
dal latino: [allucinari] vaneggiare, collegabile al greco [aluo], col medesimo significato.

Diversamente dall'illusione, distorsione di uno stimolo oggettivo, l'allucinazione è una percezione in assenza di qualsiasi stimolo - tutta mentale.
Si può bene immaginare il perché del nesso col parlare a vanvera che l'etimo ci suggerisce: quando, ai tempi in cui questa parola nacque, i fenomeni della mente umana erano interpretati con superstizioni o giustificazioni ancora troppo rozze, l'allucinato non era che un bizzarro, uno spostato, un indemoniato - forse un folle che parlava di cose che non esistevano.
Oltre ad essere da sempre un tema vividissimo per gli artisti, sondato con particolare voluttà fra romanticismo e decadentismo - dove il limite fra ciò che non c'è e ciò che pochi, forse nessuno può vedere? dove il discrimine fra la proiezione mentale svincolata dalla realtà e il fantasma lisergico ricercato, fra il sogno e la manifestazione arcana dei segreti dell'esistenza? -, è un fenomeno estremamente vitale anche nel parlato.
Sottile ma comune è ad esempio l'allucinante. Che vuol dire allucinante? Bellissimo, terribile, che genera allucinazioni?
Astraendo, l'allucinante è quella qualità in bianco ma estrema davanti alla quale hai il dubbio di un'allucinazione. Può coinvolgere una qualità positivissima - la gentilezza allucinante del ristoratore che quando entri infreddolito nel suo locale ti offre subito un bicchiere di rosso corroborante - come anche qualità terribili - un film horror allucinante, a cui non assomigliano nemmeno i tuoi incubi più raccapriccianti.
Le parole che riguardano l'allucinazione rivelano uno smalto particolare, davvero vivido, di grande comunicatività.
novalis: circa 6 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Grizzlygazaneajoyrom
-Barzellettina-

C’è un pinguino che va dal papà e gli chiede:
“Papà, ma io sono un pinguino?”
“Sì, sei un pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino pinguino!”
“Ah, grazie!”
Allora il pinguino va dalla mamma e le fa:
“Mamma, ma io sono un pinguino?”
“Sì, sei un pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino pinguino!”
“Ah, grazie!”
Allora si reca dal fratello e gli chiede:
“Fratello, ma io sono un pinguino?”
“Sì, sei un pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino!”
“Ma un pinguino pinguino pinguino?”
“Sì, sei un pinguino pinguino pinguino! ma perché me lo chiedi?”
“Perché ho freddo”
novalis: circa 7 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 1 risposta
Grizzly (7 giorni fa)
La sapevo (e beh) con l'orsetto polare, che chiedeva se invece non fosse bruno, nero, koala, panda etc. etc. ((-:
addomesticare

[ad-do-me-sti-cà-re (io ad-do-mè-sti-co)]

SIGN

Rendere domestico, togliere da uno stato selvatico
da [domestico], a sua volta dal latino: [domus] casa.

È un'azione molto lontana dalla nostra vita quotidiana. Almeno così parrebbe. Le grandi ere delle domesticazioni sono passati remoti.
La storia antropologica ci racconta di come un uomo scoprì delle mandorle come le altre ma delle altre un po' meno amare e le piantò, riprendendo il suo viaggio, forse riproponendosi di tornare a vedere come sarebbero cresciuti quei mandorli, o istruendo altri uomini su dove li avesse piantati. I mandorli che dettero alla luce mandorle più dolci furono fatti ancora riprodurre, e di generazione in generazione il mandorlo, amaro, velenoso, fu addomesticato nell'albero benedetto che oggi conosciamo.
Alcune madri riconobbero nei figlioletti del lupo ucciso i tratti dei propri cuccioli, e li presero con sé. Gli uomini scoprirono che quei lupi potevano essere d'aiuto per loro, e che con loro vivevano bene.
Così un lentissimo flusso di flora e fauna iniziò a muovere dalla foresta forestiera avvicinandosi, trasformandosi, entrando in casa. E questo movimento è ancora oggi addomesticare - azione concorrente di chi ti fa entrare in casa e di chi decide di entrare.
Quando sai dove trovare il sale e il cavatappi nella cucina dell'amico o dell'amata, sei stato addomesticato - e apparecchiando seguirai usanze diverse dalle tue; quando trovi una cagnolina randagia pronta a tutto per stare con te, e che per questo si adatta ai tuoi comandi, e che ti fa mutare le tue abitudini, e che ti trasmette sentimenti meravigliosi, l'hai addomesticata - e la tua casa cambia; quando, invece di respingerli, accogli i sentimenti meno comprensibili che provi, tu cambi e loro cambiano - generando un uno, una comunione nuova di pienezza e maturità.
Questa parola avrebbe anche dei significati figurati di truccare, falsificare, corrompere: addomesticare una partita di calcio, un bilancio, un pubblico ufficiale. Pur nella forza dell'espressione, trovo che usare il sacro per indicare qualcosa di così tanto immondo possa suscitare un certo ribrezzo: buono, se questo è un acuto fine deliberato.
novalis: circa 7 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazaneaMoemi
Wislawa Szymborska, quel giorno

Una delle tante date
che non mi dicono più nulla.

Dove sono andata quel giorno,
che cosa ho fatto non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
E non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
di essere morta per poco,
piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
tanti puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria
forse tra i suoi rami qualcosa
addormentato da anni
si leverà con un frullo.


Wislawa Szymborska, ”Il 16 maggio 1973″ (in “La fine e l’inizio”, a cura di Pietro Marchesani, Libri Scheiwiller). La poetessa premio Nobel nel 1996 per la letteratura, era nata nel 1923 a Kornik, cittadina polacca vicino a Poznan ed è morta il primo febbraio 2012.
novalis: circa 8 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 1 risposta
Moemigiopelgazanea
Moemi (8 giorni fa)
bellabella
saccente

[sac-cèn-te]

SIGN

Che ostenta con presunzione ciò che sa o che crede di sapere
dal latino: [sapiens] sapiente. Acquisito in questa forma attraverso i dialetti del sud Italia: il tuttora vivissimo uso di "saccio" al posto di "so" è arcinoto.

"Mi fanno male quelli che sanno tutto - e prima o poi te lo dicono" diceva Gaber in un suo monologo: questi sono i saccenti.
L'atteggiamento saccente è quello che ignora il fine della comunicazione e i limiti che implica, esibendosi in esposizioni di cognizioni inadatte al contesto, in misura torrenziale, magari anche incerte - prolisse, barocche, estemporanee. Con grave imbarazzo e noia dei presenti.
Grice, filosofo inglese del secolo scorso, negli anni '60 stese elegantemente il "principio di cooperazione" nella conversazione: dai il tuo contributo così come ti è richiesto, nel momento giusto, secondo i fini e la direzione del discorso in cui sei impegnato.
Nasce per egocentrismo? Per insicurezza? Fatto sta che questo mostro, logorroico, grasso e vestito con opulenza, da considerare alla stessa stregua dell'ignoranza più sprezzante - perché come questa genera il fallimento della comunicazione e quindi di ogni progettualità - può essere spia rivelatrice di un disagio intimo, da considerare con pietà.
novalis: circa 8 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 1 risposta
gazanea
geminilion (8 giorni fa)
in questo periodo mi sento estremamente saccente..
I 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone

Il nuovo numero di Rolling Stone italiano è dedicato alla classifica dei “100 dischi italiani più belli di sempre”, scelti da “100 giurati d’eccezione”

Quelle in "neretto" sono tra i miei favoriti


1.ROSSI, Vasco: Bollicine
2.BATTIATO, Franco: La voce del padrone
3.BATTISTI, Lucio: Una donna per amico
4.DE ANDRE’, Fabrizio: Crêuza de mä

5.JOVANOTTI: Lorenzo 1994
6.CAPOSSELA, Vinicio: Ovunque proteggi
7.DIAFRAMMA: Siberia
8.CSI – CONSORZIO SUONATORI INDIPENDENTI: Linea gotica
9.AREA: Arbeit Macht Frei

10. CELENTANO, Adriano: Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra
11.LIGABUE, Luciano: Buon compleanno Elvis
12.CCCP FEDELI ALLA LINEA: 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi del conseguimento della maggiore età
13.BENNATO, Edoardo: I buoni e i cattivi
14.GAETANO, Rino: Mio fratello è figlio unico

15.ELIO E LE STORIE TESE: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu
16.SUBSONICA: Microchip emozionale
17.DANIELE, Pino: Nero a metà
18.MASSIMO VOLUME: Stanze
19.VERDENA: WoW
20.DE GREGORI, Francesco: Rimmel
21.BAUSTELLE: La malavita
22.TENCO, Luigi: Luigi Tenco
23.OFFLAGA DISCO PAX: Socialismo tascabile
24.BERTE’, Loredana: Traslocando
25. SANGUE MISTO: SxM
26.ZUCCHERO: Oro, incenso e birra
27.FINARDI, Eugenio: Sugo

28.CAPAREZZA: Verità supposte
29.GUCCINI, Francesco: Via Paolo Fabbri 43
30.TEATRO DEGLI ORRORI: A sangue freddo

31.BLACK BOX: Dreamland
32.CONSOLI, Carmen: Confusa e felice
33.3 ALLEGRI RAGAZZI MORTI: La testa indipendente
34.CASINO ROYALE: Sempre più vicini
35.ZERO, Renato: Zerofobia
36.ALMAMEGRETTA: Sanacore
37.CAPUTO, Sergio: Un sabato italiano
38.NEGRAMARO: Mentre tutto scorre
39.FRANKIE Hi-NRG: La morte dei miracoli
40.DALLA, Lucio: Lucio Dalla
41.AFTERHOURS: Non è per sempre
42.GAZNEVADA: Sick Soundtrack
43.LINEA 77: Horror vacui
44.PFM: Storia di un minuto
45. FAUST’O: Suicidio
46.LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: Canzoni da spiaggia deturpata
47.FABRI FIBRA: Controcultura
48.GABER, Giorgio: Far finta di essere sani
49.99 POSSE: Curre curre guaglió
50.FOSSATI, Ivano: Panama e dintorni
51.LE ORME: Uomo di pezza
52.SORRENTI, Alan: Aria

53.883: Hanno ucciso l’Uomo Ragno
54.RUGGERI, Enrico: Vai Rrouge!
55.GARBO: A Berlino… va bene
56.AUTORI VARI: Rock ’80 / Rockerilla: Gathered
57.CALIFANO, Franco: Tutto il resto è noia
58.POOH: Parsifal
59.GOBLIN: Profondo rosso
60.FERRO, Tiziano: Nessuno è solo
61.GRAZIANI, Ivan: Pigro
62.CAMERINI, Alberto: Rockmantico
63.VANADIUM: A Race with the Devil
64.BALLETTO DI BRONZO: Sirio 2222
65.KRISMA: Chinese Restaurant
66.SKIANTOS: Kinotto
67.LOLLI, Claudio: Ho visto anche degli zingari felici
68.MARLENE KUNTZ: Il vile

69.NEGAZIONE: Lo spirito continua
70.CONTE, Paolo: Concerti
71.NANNINI, Gianna: Latin Lover
72.MATIA BAZAR: Tango
73.PRAVO, Patty: Patty Pravo
74.ELISA: Pipes & Flowers
75.MORANDI, Gianni: Gianni Morandi
76.ORNELLA VANONI: La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria
77.NEGRITA: Reset
78. CREMONINI, Cesare: Maggese
79.FORTIS, Alberto: Alberto Fortis
80.PAOLI, Gino: Gino Paoli allo Studio A
81.MINA: Live ’78 Bussoladomani
82.GIARDINI DI MIRO’: Punk… Not Diet!
83.NUOVA COMPAGNIA CANTO POPOLARE: La gatta Cenerentola
84.GIURATO, Flavio: Il tuffatore
85.BIGLIETTO PER L’INFERNO: Biglietto per l’inferno
86.LITFIBA: 17 re

87.SQUALLOR: Pompa
88.PERTURBAZIONE: In circolo
89.GANG, THE: Le radici e le ali
90.CIAMPI, Piero: Io e te abbiamo perso la bussola

91.TOZZI, Umberto: Gloria
92.BANCO DEL MUTUO SOCCORSO: Darwin!
93.BLUVERTIGO: Metallo non metallo
94.CARBONI, Luca: Carboni
95.ZEN CIRCUS: Andate tutti affanculo
96.AFRICA UNITE: Un sole che brucia
97.JANNACCI, Enzo: Quelli che…
98.PROZAC+: Acidoacida
99.BIANCHI, Maurizio: Mectpyo Bakterium
100.VENDITTI, Antonello: Sotto il segno dei pesci
novalis: circa 11 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis infonova testinova - 21 risposte
MoemiKtuluMala88
novalis (9 giorni fa)
@geminillion la classifica non è stata redatta da "quelli" di Rolling Stones ma da cento "persone" di varie età e varie occupazioni
bluesjana (9 giorni fa)
molto ma molto varie quelle occupazioni se "il giardino del mago" viene "ucciso dall'uomo ragno"....

novalis (9 giorni fa)
So' ggiovani, so' ragazzi
ottimizzare

[ot-ti-miz-zà-re (io ot-ti-mìz-zo)]

SIGN

Portare qualcosa al suo meglio, in particolare in efficienza
da [ottimo], a sua volta dal latino: [optimus], da [ops] forza, aiuto, ricchezza, usato come superlativo di [bonus].

Dall'ottimo, che è il bene più completo, nasce l'ottimizzazione - parola molto, molto in voga. Non si tratta però pianamente del rendere qualcosa ottimo. Il versante di connotazione che l'ottimizzazione investe di più è il rendimento, l'efficienza: insomma, economia ed efficacia.
In un periodo di austerità - ma magari anche in periodi di grassa - ottimizzare l'impiego delle proprie risorse può significare tante cose: un risparmio di denaro, un peso in eccesso sgravato alla natura, una migliore organizzazione di tempo ed energie che permette di non lasciarsi libri "da leggere d'estate", di non sentirsi troppo stanchi per andare a teatro, stasera, di non rimandare ancora di un anno quel viaggio nello Yucatan che vuoi fare da quando eri bambino.
Essendo in sé azione neutrale, il valore di un'ottimizzazione è svelato dal fine con cui è fatta: se in un'amministrazione universitaria si parla di ottimizzare il servizio, si parla di un'azione che può invitare, sostenere o dissuadere lungo un percorso di cultura; se il rappresentante del marchio di una bevanda, guardando i rendiconti della scuola che ha sponsorizzato, comunica al preside che va ottimizzata la vendita del prodotto fra gli studenti, si parla di spremere consumatori inermi forse a costo della loro stessa salute; se si parla di ottimizzare la catena di produzione industriale di un computer, si parla di introdurre nuovi macchinari, dare una formazione superiore ai dipendenti o di spostare tutto nella vicina Cina?
Così l'ottimizzazione si fa versatile paradigma di intenzioni diverse e divergenti - parola ambigua e ricca.
novalis: circa 9 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazaneagiopel
lignaggio

[li-gnàg-gio]

SIGN

Discendenza, stirpe
dall'antico francese: [lignage], derivato dal latino [linea] - intendendo la linea di discendenza.

Il lignaggio, diversamente dai suoi più grassi sinonimi - come schiatta, prosapia, e forse la stessa stirpe - è essenziale. Indica con asciutta nobiltà la verticalissima linea del tempo, e la risale.
Anche se oggi ha poco senso parlare di lignaggi di sangue - per fortuna ci siamo emancipati -, sono le immagini dei lignaggi culturali, linguistici, tradizionali a dare respiro a questa parola.
Così scoprire il lignaggio del proprio lessico famigliare, del proprio dialetto può aiutare a decifrare parti insondate della propria identità; così l'alto lignaggio di burle e scherzi della città in cui si vive ci può dare uno strumento per prendere meglio la vita sul ridere; così un lungo lignaggio di poesia non ci lascerà mai soli.
novalis: circa 9 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
giopelMoemigazanea
perdonare

[per-do-nà-re (io per-dó-no)]

SIGN

Rinunciare ad ogni vendetta e rivalsa
dal latino medievale: [perdonare] composto da [per] completamente e [donare] donare - originatosi cambiando il prefisso di [condonare].

Il perdono rileva molto nella sua veste teatrale - ed oggi, mediatica. Pare che funzioni come ogni altro dono, che serva a comprare o che sia una liberalità magnanima, più buona nella sua pubblicità che nella sua essenza, o che addirittura segua le regole di un gioco di potere: il mio perdono esercitato come una sopraffazione, un'elevazione, una via di superiorità. Per giunta, pornografie morali da giornalista microfonomunito come "Signora, ha perdonato l'assassino di suo figlio?" sbattono sotto i riflettori le intimità supreme dei pochi perdoni che davvero avrebbero valore.
Tutto questo rende opaco e distante il senso del perdono, un senso che invece è tutto interiore e molto circoscritto: non si perdona che per se stessi. Quando si è nella posizione di poter perdonare qualcuno la realtà è che non si ha un credito. Certi crediti creduti non esistono. Ma l'accettazione di un male inevitato, che lo lascia scorrere via per sempre, impedisce a questo stesso male di portarci altri frutti marci che ci fanno germinare in cuore i vermi del rancore, della vendetta, dell'ira - che ci annodano la vita. Perciò il perdono è il dono completo, supremo, così sottile che quasi non si dà né si riceve, che completa le azzoppature e le amputazioni del male - abbraccio di pochi istanti che poi ti lascia passare avanti.
Quando la pronunciamo, rendiamoci quindi conto del valore che questa normalissima parola esprime. E aggiungo un piccolo consiglio: se vogliamo ascoltare che cosa sia il perdono, ascoltiamo il "Contessa, perdono" del finale delle Nozze di Figaro. Mozart sapeva.
novalis: circa 11 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazanea
salomonico

[sa-lo-mò-ni-co]

SIGN

Saggio ed equilibrato nella decisione
dal nome di [Salomone], figlio di David, re d'Israele nel nono secolo avanti Cristo, la cui saggezza era leggendaria.

Attraverso una storia ancora fondamentale per tutti e tre i grandi monoteismi, emergono personaggi di grandissima caratura - sospesi fra la realtà storica e la leggenda.
Figlio di quel David che sconfisse Golia e legittimo erede al suo trono - che rivendicò sanguinosamente dal fratello - fu Salomone. A lui si lega il nome del grande Tempio di Salomone, in cui veniva custodita l'Arca dell'Alleanza - distrutto dal babilonese Nabucodonosor II, e intrinsecamente, nella nostra cultura, a lui si lega la qualità della saggezza.
Si narra infatti che il re Salomone fosse dotato di una saggezza suprema: perciò da tutto il regno accorrevano persone o che cercavano consiglio o che chiedevano un giudizio per risolvere una lite.
Il suo giudizio più celebre - e che meglio spiega la connotazione della saggezza salomonica - è quello che gli fu posto da due madri conviventi e con due figlioletti appena nati: il figlio di una, nottetempo, era morto, e la madre aveva sostituito il suo cadaverino al neonato dell'altra, prendendo quindi quello vivo con sé. Ciascuna ovviamente pretendeva che il figlio vivo fosse il proprio, e si ritrovarono davanti al Re per ottenere un giudizio.
Salomone, salomonicamente, decise che, spada alla mano, il piccolo sarebbe stato tagliato in due: una metà ad una, una metà all'altra e tutti contenti. La vera madre subito implorò che piuttosto il figlio fosse dato vivo e intero all'altra - al che Salomone capì quale delle due fosse la vera madre.
È una parola che, specie per effetto di questa storia, spesso viene associata alla giustizia del fare a metà di qualcosa (rimasta l'ultima fetta di torta, facciamo salomonicamente a metà) - ma volendola usare al suo pieno, il giudizio, il consiglio, la decisione salomonica ha la saggezza di ciò che è semplice ma sottile, cifra di uno sguardo che penetra profondamente nella questione.
Per fare un non facile esempio (bisognerebbe essere salomonici per fare buoni esempi salomonici), nella contesa per una cassa di arance fra un pasticcere e un barista, salomonicamente le scorze andranno al primo, che ne ha bisogno per grattugiarle nei dolci o per coprirle di cioccolata, la polpa al secondo che vuole vendere aranciate.
Così potrà essere salomonico un contratto equilibrato che rende giustizia con le giuste clausole; potrà essere salomonico un accordo o una decisione politica posata, anche impopolare, che mostri lungimiranza; potrà essere salomonica (ed effettivamente è uno degli ambiti più naturali e frizzanti in cui può essere usata) la migliore divisione del cibo secondo i gusti in una tavolata di dieci persone.
novalis: circa 12 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
MoemiJustBgazanea
probabile

[pro-bà-bi-le]

SIGN

Che si ritiene altamente verosimile
dal latino: [probare] provare. Che si può provare.

Per il quotidiano e versatile uso che facciamo di questa parola, l'etimo si rivela fulminante - davvero radice prima, pura.
I significati in cui il probabile vive, nel senso di verosimile o nel senso di aver grandi possibilità di accadere, le probabilità dei giochi, delle sfide, delle incertezze, sono sviluppi e spiegamenti che provengono dalla piana e forse ingenua semplicità di ciò che si può provare - con tutte le sfumature di approvazione e di affidamento che ne conseguono.
Nel più comune "è probabile" nascondiamo quindi un pronostico complesso, la valutazione di una massima dettata dall'esperienza e in cui crediamo, mezzo su cui basiamo il progetto, sonda concreta che decifra e che ci mette in relazione con la realtà della vita - e la probabilità diventa una certa misura di provabilità, già ponderata.
Dopotutto, al di fuori delle logiche apodittiche e della matematica - che regola le probabilità e allo stesso tempo ne è al di sopra - ogni scienza, disciplina e accadimento dell'essere vive di una probabilità, che infine, nella sua prospettiva di certezza parziale e malferma, è margine di insicurezza e di casualità come anche di potere e di libero arbitrio.
novalis: circa 13 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazaneaMoemi
famigerato

[fa-mi-ge-rà-to]

SIGN

Tristemente famoso, di cattiva fama
dal latino: [famigeratus] da [famigerare] rendere famoso. Composto da [fama] fama e [gerere] portare.

In tempi lontani il famigerato non aveva connotazioni negative: era semplicemente il famoso, anzi i tratti positivi di questo famoso preponderavano. Purtroppo lo slittamento verso il male si è compiuto in maniera definitiva, e oggi il famigerato è il famoso di cattiva fama - anche se mi pare abbia sfumature alternativamente ironiche e poetiche, non malvage in assoluto.
Così il bandito famigerato sarà più vicino alla Banda Bassotti che all'Anonima Sequestri, più vicino a Robin Hood o anche a Shere Khan che ai narcotrafficanti messicani, e piuttosto che i pirati somali saranno famigerati i vecchi pirati all'assalto dei galeoni spagnoli - pirati che il tempo ha digerito, perdonato e munito di fascino.
novalis: circa 14 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazanea
effusione

[ef-fu-sió-ne]

SIGN

Spargimenti, fuoriuscita, diffusione; dimostrazione d'affetto
dal latino: [effusio], da [effondere] effondere, composto di [ex] fuori e [fundere] spargere (ma anche fondere e sconfiggere).

Vivide le effusioni degli oli aromatici riscaldati che calmano e inebriano, e le effusioni dei vulcani a scudo che rigano di lava i propri dolci declivi, e le tragiche antiche effusioni di sangue - parecchio sospese e poetiche, per essere ecatombi - che arrossavano i fiumi, che intridevano la terra.
Da queste immagini forti possiamo trarre la carica per l'effusione del sentimento umano: il dentro si libera, evapora nell'aria circostante o sgorga fuori - espressione di sé sincera e immediata, veramente pura, autentica: dopotutto, con quali persone ci abbandoniamo in effusioni d'affetto? Con quelle con cui non sentiamo il bisogno di frapporre distanze o maschere, che sanno il nostro sentimento e che soprattutto lo sanno accettare.
novalis: circa 14 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazanea
Il vice ministro del Lavoro ha detto che «chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato».
Ecco la Top 10 delle cose che, se le fai dopo i 28 anni, sei sfigato:


10. Usare più di un punto esclamativo nei messaggi e/o nelle mail
09. Bere vodka alla fragola
08. Prendersi sul serio quando si balla
07. Leggere Cent’anni di solitudine
06. Fare lo squillo per farsi richiamare
05. Misurarsi i genitali (per gli uomini) – Non darla la prima sera “per principio” (le donne)
04. Avere le idee chiarissime sulla questione israelopalestinese
03. Ascoltare i Doors
02. Mettere su Facebook le foto a torso nudo (gli uomini) – Vantarsi su Facebook di essersi ubriacate la sera prima (le donne)
01. Appendere in casa i poster”



10 cose da non fare dopo i 28 anni | Bollettino dall’Italia (viaplettrude)

- uscire con la maglietta dei ramones;
- leggere i libri di andrea de carlo;
- mandare tua cugina di 8 anni a comprare i test di gravidanza;
- imporsi esperienze lesbo;
- avere il pallino dell’india;
- negare la sindrome premesruale;
- credere nel sindcato e nalla purezza economica dei CAAF;
- odiare i genitori.
novalis: circa 15 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
MoemiKtulu
Trilussa L' ELEZZIONE DER PRESIDENTE (1930)


Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.

C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

Fra li Somari residenti a Roma,
C’era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.

Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
De fasse elegge’ s’era messo addosso
La pelle d’un leone,
Disse: - Bestie elettore, io so’ commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso…
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch’è l’istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio… -

Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S’accorse de lo sbajo
D’ave’ pijato un ciuccio p’un leone!

- Miffarolo!… Imbrojone!… Buvattaro!…
- Ho pijato possesso,
- Disse allora er Somaro - e nu’ la pianto
Nemmanco si morite d’accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!

novalis: circa 16 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 4 risposte
MeemiliaMoemi
Meemilia
stefitiz (16 giorni fa)
vero, c'era anche la lega...
Meemilia (16 giorni fa)
bellissima!
Moemi (16 giorni fa)
che bella!
fungibile

[fun-gì-bi-le]

SIGN

Intercambiabile, che può essere sostituito con qualcosa di identico
da [fungere] cioè agire provvisoriamente, in vece di altri; dal latino: [fungi] fare, compiere, servire.

L'ambito in cui la radice di questa parola nasce (nel ventaglio dei significati di "fungi") è quello della cosa pubblica: l'ufficio, il ruolo, il compito, il dovere sono funzioni del cittadino. Così come io oggi posso lavorare alla pubblica amministrazione, domani qualcun altro potrebbe ricoprire la mia posizione - e per eccellenza (tristemente) il soldato morto viene subito rimpiazzato.
Il fungibile diventa quindi estensivamente ciò che può essere sostituito con qualcosa di identico: se ci scambiamo due monete da un euro la nostra situazione finanziaria non cambia - nemmeno se quell'euro che io ho dato a te è passato per le mani di chissà quale glorioso personaggio; due tele bianche sono pure fungibili - non lo sono una volta dipinte.
Anche se la fungibilità si associa alla spersonalizzazione (quel militare scriveva poesie), alla mancanza di sentimenti (ne sono stati prodotti milioni uguali ma quello è il MIO peluche), insomma, alla mancanza di valori, in una società la fungibilità diventa fondamentale, un elevatissimo valore civile.
Come possiamo affidarci al magistrato carismatico, come possiamo rimetterci al politico di spicco, come possiamo puntare tutto sullo scienziato geniale? O meglio, che facciamo se questi alti personaggi non ci sono? Se pure ci possono essere felici eccezioni, una società non può vivere di occasionalità euforiche, perché per un caso clamoroso c'è una marea di casi eccellenti ma normali. È la normalità del protocollo - condiviso, migliorabile col contributo di tutti e davanti a cui chiunque è fungibile - che permette la sconfitta delle mafie, lo sradicamento delle ingiustizie sociali, le scoperte scientifiche più grandiose.
Fermo restando, in fondo, che la vera fungibilità non esiste: per nostra fortuna ciascuno di noi è cifra insostituibile dell'universo, tesoro prezioso dell'esistente, narrazione originale - e se la fungibilità sociale è bella implicazione di una società equa e democratica, la fungibilità personale non può essere che sintomo di un vuoto insensato.
Ad ogni modo, parola importantissima.
novalis: circa 16 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazanea
Anche se sarà la terza volta che pubblico questo testo di Fossati, merita, meglio se cantato



L'amore fa l'acqua buona
fa passare la malinconia
crescere i capelli l'amore fa
l'amore accarezza i figli
l'amore parla con i vecchi
qualcuno vuole bene ai piu' lontani
anche per telefono
l'amore fa guerra agli idioti
agli arroganti pericolosi
fa bellissima la stanchezza
avvicina la fortuna quando puo'
fa buona la cucina
l'amore e' una puttana
che onora la bellezza
di un bacio per regalo

cose che fanno ridere
l'amore fa
cose che fanno piangere

l'amore fa begli gli uomini
sagge le donne
l'amore fa
cantare le allodole
dolce la pioggia d'autunno
e vi dico che fa viaggiare, si'
illumina le strade
fa grandi le occasioni
di credere e di imparare

cose che fanno ridere
l'amore fa
cose che fanno piangere

fa crescere i gerani e le rose
aprire i balconi
l'amore fa
confondere le citta'
ma riconoscere i padroni
l'amore lo fa
aprire bene gli occhi
amare piu' se stessi
l'amore fa bene alla gente
comprendere il perdono
l'amore fa.
novalis: circa 18 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 4 risposte
EcateMoemijoyrom
Ecate (18 giorni fa)
Moemi (17 giorni fa)
bellissima
Ktulu (17 giorni fa)
bellissima
“Siamo ai taxisti contro gli operai. Ai fruttivendoli contro i camionisti. Ai giovani precari contro i cinquantenni attaccati a quell’orrendo privilegio che è un reddito. E poi donne contro uomini, lombardi contro calabresi, farmacisti contro droghieri, inquilini contro proprietari di bilocali, ovviamente italiani contro extracomunitari.
A questo ci ha portato vent’anni di mantra liberista contro i ‘lacci e i lacciuoli’, vent’anni di esaltazione acritica della ‘mano invisibile’ del mercato nella sua versione finanziaria. Ci stiamo odiando, tutti, trasformandoci per categoria o ruolo sociale in ultrà da stadio pronti a trovare qualsiasi colpevole per proiettargli addosso la nostra rabbia. Altro che ‘coesione sociale’: qui siamo allo sfilacciamento assoluto, alla maionese impazzita.
Vanno benissimo le semplificazioni di Monti, per carità, sarà fantastico avere 500 notai in più o poter comprare la focaccia dal benzinaio. Ma è un po’ come mettersi seduti più comodi dentro un’auto fuori controllo, che sta andando a 300 all’ora contro un muro.”

Alessandro Gilioli
novalis: circa 17 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova - 1 risposta
vincenzodbMoemicrilla
vincenzodb
artgatt (17 giorni fa)
Va bene. Propone anche una soluzione o si limita a pontificare con il senno di poi questo Giglioli ?
lacchè

[lac-chè]

SIGN

Servo, persona servile
dal francese: [laquais] domestico in livrea che accompagnava la carrozza del signore; forse da una variante catalano-araba: [alacay] scudiero, o dal provenzale: [lecai] ghiottone.

Il lacchè è lo stereotipo del giovane servo - sfruttato, maltrattato ma con un che di viscido, dalla moralità labile, sempre affaccendato a sostenere le peggiori macchinazioni e i capricci sfrenati del padrone.
Anche se non vediamo girare per le vie Don Giovanni seguito dal fido Leporello o il Marchese Onofrio del Grillo col lesto Ricciotto, nella nostra società abbiamo magnanimamente ancora posto per i lacchè - nei corridoi delle università, alla corte dei grandi sultani cattedrati, lacchè con i caffè e le fotocopie in mano; brillanti ricercatori che corrono dietro a grandi multinazionali, case farmaceutiche, industrie belliche - lacchè che oggi sono forse intristiti da una più concreta rinuncia ad un futuro autentico, forse necessaria, ma per certo meno stringente di quella che ai tempi costringeva un giovane a farsi servo di un nobilastro.
novalis: circa 17 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Moemigazanea
genetliaco

[ge-ne-tlì-a-co]

SIGN

Compleanno; relativo al compleanno
dal greco: [genethliakos] riguardo la nascita, dal fertile verbo [gignesthai] nascere.

Parola ricercata, forbita. Non di rado accade che il giorno del proprio compleanno, da parte di chi voglia usare registri più elevati, ci arrivino auguri per il genetliaco. Ma permettetemi di sbilanciarmi.
Ha un suono veramente brutto - con quel "tli" che ti ingolfa la lingua e che pare un rumore, un'onomatopea da Topolino piazzata in mezzo alla parola ("geneklinaco", un "geneplincaco", un "genedlingaco"); ma soprattutto ha l'imperdonabile colpa di raffreddare un evento caldo come il compleanno, di renderlo accademico, asettico, aulico, snaturandone la carica vitalistica. Il buon compleanno si riferisce immediatamente al festeggiamento! Il buon genetliaco a che cosa si riferisce? Alla posata letizia di esser sopravvissuti per un'altra annualità?
Inoltre abbiamo una parola splendida che può sostituire in tutto il genetliaco: il natale, che è vivo, che è ricco, che è nobile e comune. Perché non cavalcarlo ogni volta che serve, invece di relegarlo nella stretta stalla del 25 dicembre facendolo uscire solo una volta l'anno?
novalis: circa 18 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
CigolinogiopelgazaneaMoemi
svaligiare

[sva-li-già-re (io sva-lì-gio)]

SIGN

Rubare da un luogo il denaro e i preziosi; derubare, saccheggiare
composto di [s-] nel senso di separazione e [valigia], a sua volta incerto; forse dall'arabo: [waliha] sacco.

Svaligiare una banca, un furgone portavalori, un appartamento. Stop. Qui si ferma l'uso consueto di questa parola. E questo è tragico: per quanto possano essere espressioni calzanti, lo svaligiare, così, resta un guscio vuoto in delle formulette da mass media.
L'immagine principale dovrebbe essere quella del sottrarre una borsa, una valigia, un sacco: così ti possono svaligiare la macchina nel parcheggio del grande centro commerciale, possono svaligiarti all'aeroporto (sentite come sarebbe diretta e forte, quest'espressione?), ma puoi anche svaligiare la libreria dell'amico o la cantina dei tuoi; e per estensione puoi svaligiare un libro appuntandoti decine di frasi o pensieri che ci hai trovato dentro, e puoi anche svaligiare un professore a cui cavi fuori tutte le risposte che cerchi o la memoria storica del nonno - che poi te ne vai con un grasso bottino di conoscenza nel sacco.
Inoltre è una parola pacata, non pone certo l'accento sulla violenza dell'atto, e quindi ho anche dei dubbi sull'appropriatezza dello svaligiare una banca o un portavalori - che non sono atti furtivi, di solito, a meno che tu non sia Diabolik.
novalis: circa 19 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
gazanea
marmellare

[mar-mel-là-re (io mar-mèl-lo)]

SIGN

Sottrarre con l'inganno
da [marmellata], probabilmente perché paradigma di qualcosa che viene sottratto di nascosto - pensiamo al farsi trovare con le mani nella marmellata. A sua volta deriva dal latino: [melimelum] mela cotogna, dal greco [melimelon].

Non è una parola che si trova sui dizionari (non ancora), ma l'ho udita in più contesti - dall'accademico al rilassato, sempre in tono scherzoso.
Dall'immagine del ghiottone che ruba di nascosto la marmellata dalla dispensa, infatti, deriva un sottrarre ironico, meno affilato dello sgraffignare o del soffiare, non particolarmente aulico né aggressivo ma invece così potentemente legato ad una cosa materiale - che la puoi mangiare con le mani -, ad una scena così largamente condivisa - chi non ha mai mangiato qualcosa di nascosto? - ad un sentimento di tensione così comune - chi non ha mai avuto paura di essere scoperto? - che questa parola diventa un vero successone di forza espressiva.
novalis: circa 20 giorni fa, Mestre (Ve) in novalis testinova
Ecategazanea
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