Remember me - Lost password?
Racconto a staffetta qui le istruzioni

Ultimamente la gente si comportava in modo strano.Il termine "strano" in effetti perdeva di significato ogni giorno e contemporaneamente ne aquistava ogni giorno uno nuovo.
Non aveva ancora capito come chiedere da bere senza essere insultato, per esempio: in 500 anni il linguaggio era cambiato molto, più di quanto si aspettasse e gli era ancora difficile abituarsi ad usare quel misto di neologismi e modi di dire che al suo tempo non esistevano.

Era confuso, non aveva capito nemmeno come era finito lì, nell'anno 2509, si ricordava solo un'esplosione, un rumore assordante, luce e poi subito buio e silenzio. Si risvegliò in quello che aveva capito solo in seguito essere un ospedale, o qualcosa di simile.
Inizialmente era stato trattato bene, benissimo, quasi alla nausea. Tutti lo consideravano quasi un eroe, molta gente lo guardava con un misto di venerazione ed incredulità, molti lo chiamavano per nome.
Tutto questo era successo il primo giorno, mentre era ancora steso sullo strano letto che leggeva le sue funzioni vitali.
Il trambusto era insopportabile, in più continuava a non capire alcune parole e ovunque era pieno di strani oggetti dallo scopo incomprensibile.

No, non era un sogno. Molte volte aveva fatto sogni così realistici ma ogni volta se ne rendeva conto, questa volta era diverso. Questa volta era tutto reale.

Quando gli dissero la verità per lui fu troppo e svenne.
Si risvegliò dopo alcuni giorni, questa volta consapevole di quello che l'aspettava, era come se il sonno lo avesse aiutato a digerire la cosa. Ora tutto era più razionale, non meno strano comunque.
Gli spiegarono tutta la storia, anzi, tutta la leggenda. Scoprì di essere citato sui libri di storia, scoprì che erano state costruite statue a sua immagine.

@Carminiello
from Milano in racconto-a-staffetta
40 replies | reply
NemurikogazaneagiopelFrancescoMonacaMoemifrancescomelleabrainvisionFrank_the_MatsNene_ChancrillaSforza911piskaziodan61Giulia_MarandolaReflectErtagusaldopingaTizPanPhotoCarminielloBancoAlimentaremariusetmileagreenkeypescegialloRexVonKostia
brainvisionCarminiellocrilla

Stava accadendo qualcosa, cosa?! – Obu Daba era perplesso, ormai mancava poco all’avvio del suo piano di conquista, una conquista nell’ombra, fatta di controllo mentale ed equilibri precari. Il popolo del mondo intero, povera massa di pecoroni, avrebbe continuato a credere di gestire il proprio destino mentre la realtà sarebbe stata ben altro. Il suo intervento sarebbe stato sulle menti di coloro che avrebbero detenuto il potere e avrebbe governato il mondo intero.
Ora però aveva un leggero formicolio alla spina dorsale, la netta sensazione che stava succedendo qualcosa. Qualcuno stava cercando di sabotarlo? I suoi avversare erano sotto controllo, più sorvegliati di chiunque altro, altri erano spariti nel nulla oppure trasformati in servi fedeli ed ubbidienti. Anche se avevano entrambi grandi poteri non potevano sfuggire al suo controllo. Sapeva tutto quanto accadeva loro, tutti i passi che facevano, dove andavano, chi incontravano.
Il cicalino dell’intercom lo distrasse: “Cosa succede?
“Signore. Volevo avvisarla che un ragazzo sconosciuto è appena entrato nella casa di Rayan e Lhyu.”
Ecco il presentimento, la campanella d’allarme dell’istinto.
“Raduna subito una squadra e aspettatemi alle macchine. Dobbiamo intervenire immediatamente. Tutti devono essere equipaggiati con gli schermi mentali. Sto arrivando”
“Ricevuto e chiudo”
Devo agire velocemente, è giunto il momento di porre fine alle loro vite così da poter catturare i loro poteri.
In modo automatico chiamò Rihanna al telefono.
“Dimmi Obu Daba”
“Sta succedendo qualcosa a casa di Rayan e Lhyu. Anticipiamo i tempi per la loro soppressione. In questo modo avremo a disposizione anche il loro potere e non avremo mai più rivali”
“Non sono d’accordo. Manca poco all’inizio dell’operazione principale. Abbiamo bisogno di te al Centro di Controllo Mentale per poter coordinare tutto. Rischiamo di ritardare e un’occasione come questa si verifica raramente…”
“Decido io cosa è meglio fare – il tono era rabbioso, come poteva permettersi questa libertà con lui. Non erano nell’intimità del loro appartamento. Stavano preparandosi alla conquista del mondo e nessuno doveva permettersi di ostacolarlo e discutere un suo ordine. Neanche la sua amata. – Abbiamo tutto il tempo che vogliamo perché io lo voglio. Questi esseri inferiori non possono competere con i miei poteri. Esegui gli ordini, aspetta il mio ritorno per iniziare l’operazione.”
La comunicazione venne chiusa in modo brusco senza permettere repliche. Raccolto il suo schermo mentale arrivò velocemente alle macchine dove la squadra lo attendeva.

“Stupido presuntuoso, essere arrogante. Come ti permettere di parlarmi in questo modo.” Parole non espresse a voce, solo pensate. Rihanna era ai limiti di una crisi isterica, era talmente carica d’energia che i capelli si muovevano nell’aria come se fosse in una gabbia di Faraday.
“Abbiamo gli stessi poteri e pensi di essermi superiore solo perché sono la tua donna? Ti faccio vedere io cosa sono in grado di fare.”
Nell’ultimo periodo era diventato più freddo e distaccato, non la ricopriva più con tutte le attenzioni alle quali era abituata. Forse voleva lasciarla? Forse temeva il suo potere e cercava qualcuno di più docile oppure voleva addomesticarla per avere tutto il poter solo per lui?
La mente superiore di Rihanna non concepiva la possibilità che il suo amore Obu Daba potesse soffrire la tensione dovuta all’imminenza dell’operazione Controllo Menti Globale sommato allo stress della certezza di avere due antagonisti come Rayan e Lhyu.
Avevano anche loro partecipato alla costruzione della rete mentale, ai collaudi e alle procedure ma le parti che avevano sviluppato erano completamente separate tra loro. Solo al termine di tutto avevano intuito lo schema generale e le vere intenzioni di Obu Daba e sue; solo in quel momento avevano capito e si erano ribellati ma ormai era troppo tardi. Tutti gli altri erano stati eliminati oppure ricondizionati. Loro erano abbastanza potenti da resistere ma non potevano sfuggire alla loro sorveglianza.
In tutto questo nessuno avrebbe mai potuto immaginare che la debolezza della natura umana avrebbe condizionato la vita di miliardi di persone.
from Milano - detail
Eccolo quel sogno che tornava, quell'incubo continuo che gli squassava il petto.
Quelle luci, quei fumi, quell'atmosfera irreale.
Sdraiato sul letto Rayan si svegliava da quei viaggi sempre grondante di sudore, con il respiro corto e quel senso angoscioso di soffocamento.
Tutte quelle immagini fino ad un secondo prima nitidissime, quando i suoi occhi si aprivano sulla sua stanza bianca ed asettica sbiadivano poco a poco lasciandolo stordito, impaurito e fragile.
Ogni volta dalla gola gli usciva rauco un urlo che rimbalzava sui muri come una freccia e lo colpiva al cuore ferendolo.
Pochi attimi e la porta si apriva, l'uomo in camice bianco entrava premuroso:
"Raffaele, ancora l'incubo?
Stai tranquillo, è passato tutto"
Un sorriso aperto e con destrezza una siringa impiantata sul braccio.

Appena in tempo per veder entrare lei, più bella che mai, con l'espressione dolce e triste, poi le ombre crescere e catturarlo di nuovo...senza pietà!
from Mestre (Ve) - detail
"Ma dobbiamo proprio continuare con Raffaele? E' gia' piu' di un mese che lo trattiamo con gli ipnoinducenti."
"Non e' necessario preoccuparsene Laura, sai benissimo cosa hanno detto gli osservatori. Ho la vaga impressione che tu ti ci stia affezionando troppo. Raffaele e' tale e quale agli altri: un paravisore."
"Lo so, lo so Gianni. Ma hai visto com'era sudato? Non e' normale."
"Finiscila adesso. Torniamo ai nostri monitor. Dobbiamo ancora controllare una decina di realta', dovremmo farcela per le nove."
I due camminavano velocemente attraverso un corridoio bianco, come bianche erano tutte le pareti delle stanze. Solo la sala controllo era diversa, si trovava al centro della struttura, una stanza molto grande con otto pareti nere. Nessuna porta, solo monitor e apparecchiature. Per entrare bisognava usare un ascensore sito al centro.
Le persone erano intente a guardare con attenzione i monitor. Ogni addetto era una sorta di Grande Fratello, osservavano il mondo, la quotidanieta', lo scorrere dei giorni attraverso gli occhi dei paravisori.
Non erano realta' singole infatti, su ogni parete in alto c'era un titolo: "Realta' parallela 01", "Realta' parallela 02", fino all'ottava realta'.
Un paravisore proietta nei monitor la vita della persona ad esso legata, tutto quello che la sua copia, nelle diverse realta', vive.
Laura e Gianni rientrarono nella sala. Gianni scappo' subito davanti al suo monitor, Laura no. Cammino' lentamente verso il suo. Ripensava a Raffaele, il suo compagno di vita delle altre realta'. Come sarebbe stata la vita senza gli osservatori? Sarebbero stati insieme? Avrebbero avuto anche loro una figlia? Ogni giorno era cosi', guardava la sua realta' alternativa e non si capacitava di poter vivere la sua.
Passo' il pomeriggio. Si fecero le nove e gli operatori ottennero il cambio. Come sempre tutti si recarono a mensa per la cena per poi riunirsi alle dieci nella stanza di verifica dati dove tutti scaricavano le proprie osservazioni su un mainframe attraverso dei collegamenti neuronali. Laura continuava a pensare, si sentiva in colpa per non essere stata idonea come paravisore, almeno Raffaele e' inconscio, non vive di rammarico.

Il giorno successivo era il primo del mese. Era quello piu' atteso, i quattro osservatori si manifestavano agli operatori per condividere i punti salienti delle realta'.
Riunitosi tutti i quattro apparvero.
Il primo parlo' subito: "Sono ormai piu' di vent'anni che siamo bloccati in questo anello temporale, dalla prima volta che ci siamo riuniti ad oggi abbiamo fatto grossi progressi. Prima ciclavano 490 anni, adesso ne ciclano 520."
Il secondo poi aggiunse: "Si primo, e' vero. Ma non siamo ancora riusciti a sbloccare la situazione. Gli anni continuano a ripetersi."
Il terzo poi: "Gia', abbiamo operato molti cambiamenti nel corso degli eventi. L'ultimo e' stato quello di far scoprire a Rayan la sua paternita'. Ma a quanto pare e' servito solo a farci guadagnare qualche anno in piu'."
Il quarto infine: "Infatti. Solo pochi anni, speravano in uno sblocco finale ... invece ... siamo ancora bloccati."
Gli osservatori ascoltavano in silenzio. Rattristiti dalla notizia dell'ulteriore fallimento. Poi primo parlo' nuovamente:
"In una cosa abbiamo sbagliato nell'ultimo cambiamento."
Secondo: "Ci siam dimenticati una cosa."
Terzo: "Abbiamo perso di vista un oggetto."
E quarto poi: "La scatola! Si e' persa la scatola!"
Tutti e quattro insieme ripeterono: "Lo sblocco e' dentro la scatola!"

(@moemi credo che adesso tocchi a te )
from Monterotondo (Roma) - detail
Una mano si posò dolcemente sulla spalla di Laura, scossa dai singhiozzi e prese a carezzarle la schiena nel tentativo di consolarla.
“Laura, tesoro…non piangere…”
“E’…è tutta colpa mia! Tutta colpa mia!”
Andrea si sedette sullo scalino più alto, dietro di lei e la abbracciò forte. Sapeva di trovarla lì, sulle scale di sicurezza all’esterno della torre. Era insieme il posto più in vista della struttura e il posto più isolato. Nessuno le usava mai. Peccato, perché si poteva godere di una vista magnifica su tutti i laboratori della Realtà Provvisoria.
“Non è colpa tua, Laura. Persino gli Osservatori non sapevano quanto fosse importante.”
“Ma è il mio lavoro! Sono io che ho perso di vista la scatola! Era una mia responsabilità tenerla d’occhio! Lhyu aveva detto a Rayan che conteneva un indizio importante…e a un certo punto nessuno se ne è interessato più e io…io dovevo segnalarlo, dovevo fare qualcosa!”
“Laura…tesoro mio, di chiunque sia la colpa, non troveremo la scatola restando qui a piangere. Ho chiesto agli Osservatori di poterti assistere in questa ricerca. Sono qui per aiutarti. Asciugati le lacrime…pensa a Raffaele. Questo blocco fa star male anche lui…”
Laura singhiozzò più forte “Oddio, Raffaele…”
Andrea, pur soffrendone, la schiaffeggiò. “Basta piangere ora. Se gli vuoi bene devi tornare subito al lavoro. Ora.”
Laura, frastornata, si asciugò il volto “E il tuo lavoro? La tua realtà?”
“E’ una realtà tranquilla. Angelo mi sostituirà, anche se è solo un novellino se la caverà egregiamente.”
“Non hai paura che si crei un Butterfly effect?”
“Se non risolviamo la storia di Rayan, ci saranno effetti peggiori di un Butterfly”

Si sedettero insieme davanti al Grande Elaboratore di Andrea e iniziarono a cercare.
“Dove l’hai vista per l’ultima volta?”
“Ricordo che Hank l’ha restituita a Rayan dopo la discesa nel tunnel illuminografico. Nel laboratorio di Felix.”
“Okay… ricordi se l’ha portata con sé nell’appartamento? Prima che ObuDaba rapisse Rihanna?”
“Oddio…non lo so. Credo di sì…non credo che l’abbia lasciata nel laboratorio. Nonlosononlosononloso…” borbottò disperata la ragazza.
“Vuoi un altro schiaffo o credi di poter restare lucida? Ho bisogno di te qui.”
Laura inspirò ed espirò un paio di volte. “Okey, sono lucida. Cerca nell’appartamento. L’avrà portata con se di sicuro.”
Un punto dell’enorme schermo iniziò a lampeggiare.
“C’è un problema, Laura. Risultano più scatole, nell’appartamento.”
“Come più scatole???”
“Una è la scatola portata da Rayan quando è tornato nell’appartamento con Rihanna nel 2509. Poi c’è la scatola che apparteneva a Lhyu, 500 anni prima. E infine, questa. La vedi? E’ nella tasca di Rengadin. Deve averla avuta da Aysha, che a sua volta l’ha avuta da sua madre. L’ha usata come catalizzatore per trovare rapidamente Rayan. Solo che nel momento in cui l’ha portata nell’appartamento, si è creato un paradosso. Lhyu e Rayan stavano ancora litigando quando è arrivato Rengadin. Ha avvisato Rayan di quel che poteva avvenire ma lui non aveva ancora preso nessuna decisione a riguardo. Quella scatola, in qualche modo è riuscita a incasinare la situazione che l’intervento degli Osservatori aveva sbloccato. Aysha ora è sia viva nelle mani di ObuDaba, catturata dopo l’esplosione insieme a Lhyu, sia nel limbo dei non morti nell’anima di Lhyu che è nel corpo di Rihanna. Che non per esser pignoli, è anche lei nelle mani di ObuDaba. Comunque sia, Aysha è nelle mani di ObuDaba. E quella scatola sta bloccando tutto.”
Laura guardò la sua migliore amica, mordendosi le labbra.
“Rayan deve trovare la scatola.”
“Sai cosa significa questo, vero?”
“Sì… Preparo una dose di ipnoinducenti per Raffaele. So che gliene è già stata iniettata una da pochissimo tempo e che potrebbe fargli male…vorrei che ci fosse un altro modo.”

@frank_the_mats
from Bari - detail
- La squadra è pronta.
- Ben, allora andiamo.
I pensieri di Obu Daba correvano veloci nella sua mente. Controllava tutto e verificava tutto, il tempo per arrivare a casa, l’assalto e la possibile battaglia con Rayan e Lhyu. Quanto tempo per tornare al Centro Controllo e iniziare l’operazione per dominare il mondo intero.
In pochi minuti erano in prossimità della casa.
- Fermiamoci a 300 metri e procediamo con un avvicinamento silenzioso. Mimetizzarsi con i passanti e circondare la casa. Avete 5 minuti per creare una rete di sicurezza. Accendete gli schermi e pronti al collegamento.
- SIssignore. Procediamo
A differenza dei suoi uomini egli si presentò alla porta d’ingresso senza cercare di nascondersi, provando un certo piacere nel preparasi ad affrontare questa sfida, sfida rimandata per troppo tempo…

- Lui è qui – Lhyu disse queste poche parole girando la testa verso la porta d’ingresso. L’istinto di sopravvivenza le fece alzare subito tutte le difese mentali, preparandosi a respingere il nemico
Rayan reagì alla stessa maniera, senza neanche pronunciare parola. Nella sfera mentale che avevano creato si inserì anche Rengadin.
A causa dello schermo creato, la realtà esterna allo scudo tremolava come se fossero dietro un vetro colpito dalla pioggia.
Improvvisamente la porta d’ingresso parve vaporizzarsi e lui entrò.

Il suo potere gli permetteva di sapere in ogni istante dove si trovassero i suoi uomini e, con sommo piacere, vide che avevano creato una perfetta rete di sicurezza e che erano tutti in posizione come lui aveva ordinato. In un microsecondo mise tutti in collegamento e la più potente ed impenetrabile sfera mentale venne creata intorno alla casa di Rayan e Lhyu.
- Eccoci qui, finalmente siamo arrivati alla resa dei conti. Pensavate di potermi sfuggire? Niente mi può essere nascosto e con questo poniamo fine al vostro patetico tentativo di ribellione.
Rayan, Lhyu e Rengadin provarono a controllare la consistenza della sfera mentale creata dal loro nemico e capirono che non avevano speranze. Come gli antichi spartani si preparano ad una strenua, e forse inutile difesa, prima di soccombere. Non avrebbero lasciato a lui i loro poteri, non lo avrebbero aiutato ad impossessarsi del mondo intero.
In quello stesso istante ebbe inizio lo scontro, i primi colpi erano più per capire la forza e resistenza dell’avversario ma più passavano i minuti più aumentavano in forza e quantità.
Il volto di Obu Daba stava progressivamente trasformandosi, allargò le braccia come a raccogliere ancora più energia e la sua voce cresceva di intensità di momento in momento, trasformandosi in un grido carico di odio e forza.
Il terzetto della casa resisteva al meglio delle possibilità, provavano a reagire ma l’unica cosa che potevano fare era incassare meno colpi possibile e deviarne la maggior parte. Forse potevano logorarlo e aspettare il momento in cui si fosse indebolito per contrattaccare.

Il tempo passa.

- Quanto ci mette a tornare.
Rihanna si muoveva nella sala controllo come un leone in gabbia. La rabbia cresceva insieme al disprezzo per quell’uomo che non la credeva alla sua stessa altezza.
Il Primo Assistente si avvicinò consapevole del rischio che stava correndo
- Siamo a 5 minuti dall’avvio dell’operazione, cosa dobbiamo fare?
Rihanna non rispose, i pensieri si affollavano nella sua mente. Una seconda occasione propizia come questa non l’avrebbero mai più avuta, tutti i personaggi più influenti del mondo nello stesso posto contemporaneamente, un solo colpo per possedere tutto il pianeta Terra…
A 3 minuti dall’avvio dell’operazione la decisione…
- Primo Assistente, procediamo anche senza Obu Daba, posso gestire tutto anche da sola.
Senza lasciar trapelare nessuna emozione il Primo Assistente prese posizione e cominciò ad impartire gli ordini ed effettuare gli ultimi controlli.
Rihanna si sedette nella postazione di Obu Daba e attivò tutte le connessioni neurali. Anche se era una sensazione ben nota, trasaliva sempre quando si perdeva nella Rete globale di menti che avevano creato.

Obu Daba si stava stupendo di quanto potessero resistere ai suoi attacchi ma adesso basta, doveva chiudere la pratica velocemente se voleva diventare padrone del mondo. Mancavano pochi minuti all’inizio e… Una scossa nella Rete mentale, cosa stava succedendo.
Non poteva essere, aveva preso il suo posto. Sciagurata…
Raccolse tutte le sue energie e sferrò il più potente attacco di tutta la sua vita e accadde qualcosa…
Un paradosso… Un paradosso… Lo vedeva bene e poi quella forza nuova e sconosciuta…

Rayan, Lhyu e Rengadin si resero conto che qualcosa, all’esterno, stava accadendo, qualcosa di importante e capirono che stava iniziando l’attacco per conquistare la Terra.
Allo stesso tempo videro che Obu Daba aveva raccolto tutte le sue immense energie mentali per schiacciarli.
L’energia era palpabile nello spazio ristretto di quelle quattro mura e all’improvviso accadde qualcosa… Lhyu inarcò la schiena e dagli occhi, dalla bocca e dalle dita cominciarono a spuntare fasci di energia purissima che lentamente si facevano strada attraverso le scariche dell’attacco di Obu Daba.
Nello stesso istante apparvero 3 scatole perfettamente identiche tra loro che emettevano energia loro stesse. Iniziarono a ruotare intorno a Lhyu…
Il tempo si era fermato. All’interno di quella bolla il tempo non aveva più alcun senso, erano tutti oltre le leggi della fisica, ebbero visioni di sale ottagonali piene di schermi e persone che li osservavano, videro esseri superiori agli umani, infinitamente piccoli ed insignificanti, osservati a loro volta, videro loro stessi morire infinite volte in infiniti modi in infinite vite differenti e videro anche gli Osservatori osservati a loro volta e poi il nulla.

- Primo Assistente, al mio comando attivare la Rete
- Agli ordini
Era orgogliosa e sicura di se stessa e del suo potere, avrebbe finalmente dimostrato il suo valore e magari poteva anche proseguire da sola… magari…
- Attivare
Pochi istanti dopo l’attivazione della Rete e la sua presa di controllo tutto si fermò, In quella stasi si rese conto che gli ordini erano incompleti, doveva riprendere il controllo…
Il suo sguardo, disperato, passava su tutti coloro che erano nella sala, sugli schermi… Fuori da li il tempo scorreva veloce e lei era pietrificata… solo la mente si affannava da una parte all’altra nel tentativo di recuperare il danno che aveva creato.
Dagli schermi apparvero fuggevoli immagini di battaglie, di missili che partivano e di disperazione nei volti delle persone nel mondo.
Paura e disperazione presero il sopravvento. Un grido disperato riempi la sala controllo.

Per un breve istante tutto fu buio, poi la luce, forte ed intensa tanto da ferire gli occhi della mente.
La netta sensazione che ancora qualcosa fosse cambiato, la scomparsa della Rete mentale globale, la scomparsa di Obu Daba, Rengadin, le scatole, dov’erano finite le scatole e Lhyu, cos’era quell’energia che era scaturita dal suo corpo.
Aysha… Ancora il nome di sua figlia, la voce della sua compagna.
- Rayan, padre mio.
Lo sguardo dell’uomo si alzò e vide il corpo di Lhyu ma non riconobbe la voce
- Padre mio, non aver paura. Sono Aysha, colei che nascerà. Grazie al vostro amore e ai poteri che avete sviluppato mi avete generato. Avete creato prima lo spirito del corpo, avete dato inizio ad una nuova forma di vita, un nuovo stadio dell’evoluzione umana. Non temere, tutto proseguirà così come è stato scritto ma cambierà il futuro. Una nuova e sconosciuta via è stata aperta e nessuno può predire dove porterà. Anche se non sono ancora nata già vi amo, vi ho sempre amati. Anche se la vita, in un futuro prossimo, vi sembrerà crudele e violenta sappi che proteggerò entrambi, in modi e momenti diversi ma riuscirete a riunirvi.
- Non ricorderete nulla di quanto è accaduto perché deve ancora accadere, affronterai prove terribili ma le supererai. Ricordati di avere fede, fede nei tuoi mezzi, capacità e nell’umanità, fede nella consapevolezza che esiste qualcosa di più grande ed imperscrutabile, un qualcosa sul quale hai dato un fuggevole colpo d’occhio.
- Un’ultima cosa dovrai compiere prima che tutto ritorni normale… Salva l’umanità insieme alla mamma e farò in modo di prendermi cura di entrambi. Vi amo.
- In futuro ci rincontreremo, ho fatto un dono alla mamma. Potrà sopravvivere come energia, anche se il suo corpo morirà potrà passare in altri e mantenere la sua identità.
- Io devo andare. Ho trovato un corpo che potrà accogliermi, una vecchia amica che si dimostrerà fondamentale nel futuro. Ora dobbiamo solo aspettare.
In quello stesso istante lo scorrere del tempo riprese normale, sapevano di dover trovare Obu Daba e di dover fermare le macchine che stavano per sterminare l’umanità. Non avevano nessun ricordo di Rengadin e Lhyu aveva in mano una scatola. Sapevano essere importante, la presero con se e corsero verso il quartier generale di Obu Daba.

Obu Daba si ritrovò catapultato all’interno del suo centro di controllo, vide il panico sui volti degli operatori ed assistenti e vide Rihanna riversa priva di conoscenza al suo posto.
Corse verso di lei e la trovò incosciente, non rispondeva ad alcuno stimolo fisico, provò a sondarne la mente e vide quale fosse stato il danno dovuto alla sua arroganza. Una povera pazza, ecco cosa sarebbe diventata, senza memoria.
Senza perdere altro tempo la adagiò accanto alla postazione di comando e cercò di riprendere il controllo.
- Primo Assistente, rapporto!
- Non abbiamo più alcun controllo su persone e cose, il caos è totale e le principali potenze hanno già lanciato il loro attacco nucleare.
Quanto tempo è passato… - Primo Assistente, quanto sono stato assente…
La voce era quasi tremula ed era una cosa eccezionale ed incredibile per Obu Daba.
- Da quanto siete uscito con la squadra sono passate oltre 3 ore, signore.
Ora era tutto chiaro, non poteva fare più nulla. Per questa volta doveva rinunciare.
- Primo Assistente, ordine a tutti gli operatori. Recarsi immediatamente ai rifugi, prepararsi per resistere agli attacchi nucleari.
- Sissignore.
E gli ordini vennero eseguiti
- Primo Assistente, portate Rihanna in un rifugio attrezzato per le cure mediche e sorvegliate che tutto venga fatto nel migliore dei modi per tentare di salvarla.
- Sarà fatto Signore.
Che tu sia maledetto Rayan e con questo pensiero si avviò verso il suo rifugio.

- Lhyu, Lhyu… Dobbiamo raggiungere il quartier generale di Obu Daba.
Salirono sulla loro moto e, viaggiando ai limiti del disastro, raggiunsero gli edifici da dove tutto questo era iniziato.
from Milano - detail
Rayan tirava la moto al massimo della sua potenza, e questa rispondeva con prontezza, nonostante la presenza di due passeggeri, anche se per fortuna Rengadin era molto esile.
La città non era la loro solita città, era notte fonda, l'umidità di quella notte entrava nelle ossa e il vento contro il viso raggelava fin nell'anima. Ma forse a far venire i brividi era qualcos'altro, metro dopo metro si rendevano conto che qualcosa stava cambiando: dove c'era una strada piena di lampioni d'un tratto diventava buia, gli incroci diventavano rettilinei, i palazzi cambiavano colore, si abbassavano e si alzavano, fermate della metropolitana scomparivano. Lyhu era spaventata.
- Rayan, lo vedi anche tu?
- Sì, sta cambiando tutto, ma forse ho capito... Rengadin, noti nulla di strano?
Rengadin dopo un momento di pausa rispose
- No, che succede?
- Succede che si deve essere creato un paradosso! Tu sei l'unico tra di noi che è fuori dal tempo, io e Lhyu vediamo il presente cambiare di continuo!
- Io non noto nulla, non ne sono sicuro, se così fosse allora come... - il ragazzo si interruppe di colpo e urlò - dove stai andando?!?! Sei entrato in una strada senza uscita!
Rayan fermò la ruota posteriore, lasciando sull'asfalto troppa gomma, ma fermò la moto.
Rayan e Lyhu guardarono quella che per loro era una strada aperta, bastò distogliere lo sguardo un attimo e la strada diventò un vicolo cieco. La donna tremava, forse per il freddo, forse per lo sgomento.
- Rayan, ma come faceva a sapere?
- Te lo stavo spiegando, ma non sono sicuro nemmeno io della mia teoria. Comunque adesso non conta dobbiamo raggiungere al più presto il Centro di Controllo, e l'unico che può farci da guida è il nostro nuovo amico. Rengadin, sei pronto? Da che parte andiamo?
- Ho capito, dovrei riuscire a farcela, ormai è qualche settimana che giro la città alla vostra ricerca. Ora torna indietro e gira a destra.
Rayan non se lo fece ripetere, ricominciò la corsa per le vie della città, ma questa volta era una corsa alla cieca.
Rengadin dava indicazioni precise e Rayan le seguiva con solerzia, anche se questo voleva dire correre verso un ponte che sarebbe apparso qualche secondo prima di percorrerlo. Si fidava ciecamente del ragazzo e aveva già la mente concentrata Sullo scontro con Obu Daba.

In pochi minuti arrivarono vicino al centro di controllo. Rayan fermò la moto.
La periferia della città era molto buia, per arrivare al Centro di Controllo c'era una sola strada, e questa era ovviamente sorvegliata da guardie e cecchini nascosti. La sicurezza era molto ben nascosta perché per il resto del mondo quel posto era un semplice laboratorio di ricerca.
- Ci fermiamo qua? Non siamo ancora arrivati!
- Lo so lhyu, ma voglio arrivare in silenzio e cercare di sfruttare tutto l'effetto sorpresa che riusciamo ad avere
- Ma come farai? Sicuramente Obu Dhaba starà controllando mentalmente l'area...
- Non preoccupatevi - li interruppe Rengadin - Obu Dhaba è concentrato nella sua missione, tutta la sua attività mentale è impegnata in quello.

Obu Dhaba era già entrato nel macchinario. Era una sedia piena di cavi grossi e piccoli che la collegavano ad altri computer. La sedia era protetta da una campana di vetro che poteva essere aperta solo dall'interno. Sulla sedia era posto un casco, anch'esso collegato con una miriade di fili alla sedia.
Obu Dhaba dava ordini su come procedere, ma la sua concentrazione veniva gradualmente impegnata nella missione. Si sedette sulla sedia, indossò il casco.
- Controllate gli ingressi, Rayan e Lhyu stanno certamente arrivando.
Era quasi riuscito a recuperare il danno fatto da Rihanna. "Povera idiota" pensava "ma perché hai voluto farlo..." e mentre pensava scivolava come in un sonno.
Ma invece di andare nei suoi sogni si preparava ad andare in quelli di tutta la popolazione mondiale, entrare nei pensieri e mano a mano scendere sempre di più nelle coscienze. Ormai non pensava più a rayan come minaccia, aveva predisposto il doppio delle misure di sicurezza che già aveva pianificato con Rihanna. Poteva concentrare i suoi poteri nel macchinario che gli avrebbe permesso, attraverso ripetitori ormai sparsi ovunque, di conquistare l'intera popolazione.
La stanza era costituita quasi essenzialmente da computer, display e altri oggetti che servivano alla connessione mentale e al controllo. All'interno di questa potevano entrare solo alcune persone scelte. Rayan faceva parte del gruppo dei fidati, ma venne cacciato appena cominciò a dubitare del piano. Le persone nella stanza avevano il compito di verificare che tutto andasse per il verso giusto, analizzando quello che appariva sulle decine di schermi.
- Signore, credo che ci sia un problema...
La stanza rimase in silenzio, a parte i soliti ronzii e i bip. L'operatore pensava di poter parlare con Obu Dhaba, ma risposte il suo superiore.
- Non ti sente in questo momento, ha bisogno di impegnare tutte le sue capacità mentali, per fare funzionare il piano dovrà avere una concentrazione sovraumana. Da ora io faccio le sue veci. Qual'e il problema?
- Intrusi, signore.
- Già, eccoli... - il superiore sorrise - prepara l'offensiva...
- Attivo tutte le trappole psichiche?
- No, quelle sarebbero battute molto facimente dal traditore, attiva quelle altre.
- Ma...
- Nessun ma! E' un ordine predisposto da Obu Dhaba!

Rayan, Lhyu e Rengadin si stavano avvicinando al centro.
- Ragazzi state attenti, probabilmente hanno aumentato le trappole psichiche. Per fortuna siamo protetti da una sorta di scudo creato dale tre scatole.
- Sì, rayan, credo anche io che la scatola proveniente dalle diverse realtà abbia creato questa sorta di protezione. Penso che nello scontro di prima con Obu Dhaba non ce l'avremmo fatta senza questa protezione.
I tre procederono attraverso la strada buia immersa nella vegetazione guardinghi ma sicuri. Era una strada asfaltaa molto larga, due corsie, se non fosse stato per le scatole, avrebbero avuto la sensazione di essere nudi in mezzo a quella strada.
Passarono il posto di blocco, era stranamente deserto. Nessuna guardia, nessuna difesa fisica o mentale... Forse non si aspettavano il loro arrivo?
- E' tutto troppo facile... - disee Lhyu - c'é qualcosa che non va...
Procederono ancora, ma sempre più preoccupati.
Rayan cercò di tranquillizzare la compagnia
- Non preoccupatevi, conosco alla perfezione le difese predisposte da Obu Dhaba.
Il buio non faceva intravvedere nulla che non fosse l'asfalto della strada e la folta vegetazione a lato. Mancavano 100 metri alla porta principale.
Arrivarono all'ingresso. La porta si poteva aprire in due modi: con una doppia chiave, oppure con la sola presenza. Il sistema avrebbe riconosciuto la vera identità della persona facendo una mappa mentale automatica.
Rayan si avvicinò alla porta, che rimase invariabilmente immobile.
In altri tempi la porta si sarebbe aperta automaticamente all'arrivo di Rayan o Lhyu, ma questa volta non lo fece. Ovviamente Obu Dhaba aveva disattivato i loro profili dall'ingresso.
- Ora come facciamo? - disse Lhyu quasi nel panico. Rayan stava pensando...
- Ci servirebbero le chiavi...
- Rayan! Io tempo fà ero riuscita a creare il duplicato di una delle due chiavi, guarda
Così dicendo mise la mano in tasca ed estrasse una piccola chiave di materiale plastico.
- Ma una sola chiave non serve!
In quel momento si sentì un rumore provenire dalla boscaglia, come un fruscio...
Lhyu era così spaventata che lasciò cadere la chiave, spaventata.
- Cos'è stato?
- Sarà stato un coniglio o qualcosa del genere...
Ancora fruscii. Questa volta accompagnati daun ronzio costante.
- Rayan ho paura...
- Vieni qua, qualsiasi cosa sia non ti farà del male.
Rengadin era sempre stao in silenzio, ma ascoltava con attenzione, sussurrò: "quel ronzio... Ma no, non può essere..."
In quel momento uscì dalla boscaglia un oggetto che Rayan e Lhyu non avevano mai visto. Era una specie di elicottero, non più grande di due spanne, aveva una forma tondeggiante e si muoveva in modo costante mente un cerchio rosso si ondeggiava sulla sua supperficie in senso orario.
- Oh cazzo! - Rengadin era completamente terrorizzato, aveva perso il controllo, se non fosse stato pietrificato dalla paura sarebbe scappato a gambe levate - è... è... Un EG013
Rayan rimase anche lui immobile, ma chiese spiegazioni a Rengadin.
- E' un robot di difesa, riconosce il movimento e identifica le persone sulla base di alcuni sensori
- E allora perché non ci vede?
- Forse è l'aura protettiva delle tre scatole...
Rengadin prese un sasso da terra e lo tirò lontano. Il sassolino non fece in tempo a toccare terra che un lampo di luce proveniente dall'EG013 lo disintegrò.
- Si, è evidente, siamo protetti da questo paradosso che si è creato con la simultanea presenza dello stesso oggetto da tre realtà diverse...
Ora Rayan e Lhyu era un po' più tranquilli.
- Bene, quindi non possiamo separare le scatole, ma come entriamo?
Rengadin mostrò una tessera di riconoscimento
- Nel mio tempo la porta si poteva aprire con questa, ma evidentemente non è ancora stata cambiata, oppure è una realtà alternativa...
In quel momento esatto una delle due serrature scomparve e al suo posto apparire un lettore di schede.
- Non può essere...
Lhyu si avvicinò con la chiave alla serratura e Rengadin corse verso il lettore di schede. Senza accorgersi spinse il braccio all'esterno della protezione delle tre scatole. In un istante l'EG013 fece quello per cui era programmato: sparò un colpo in direzione di qualsiasi cosa si muovesse.
Rengadin fece un urlo terrificante, che fece tremare Lhyu.
La porta si aprì silenziosamente, i tre entrarono subito e la porta si richiuse dietro di loro.
Rengadin era stato colpito al braccio e ora sanguinava copiosamente.


- Sono entrati!
- Non e possibile! Hai attivato gli EG013?
- Certo!
- E allora come...
- Non lo so, ma guarda...
L'operatore indicò un display dove appariva la mappa dell'intero centro. In questa tre punti luminosi si muovevano
- Vedi? Questi sono loro
- Ma in quel settore non ci sono i sensori di calore con le frecce narcotizzanti? Perché non scattano? Le hai attivate?
- Le ho attivate! Ma non scattano, non capisco!!! Ma guarda...
Il puntino luminoso scomparve dallo schermo, istantaneamente apparve in un altro punto, più avanti, poi scomparve di nuovo, ora ce ne erano due, uno dove c'era il primo.
- Sembra che si spostino istantaneamente di stanza in stanza... Ma come fanno?
Il superiore era pensieroso, continuava a camminare nervosamente, pensava che se avesse fatto anche un solo errore tutto il piano di Obu Dhaba sarebbe andato in fumo, e che lui sarebbe sicuramente stato punito... Con la morte...
Non sapeva che fare...
- Disattiva tutti i sistemi, fai uscire tutte le squadre
- Signore, se le facciamo uscire tutte qua non rimarrà nessuna difesa.
- Falle uscire tutte!!! Non possiamo rischiare che arrivino fino a qua!..


Rengadin camminava a fatica, ma ormai erano dentro, sapevano esattamente dove andare, spevano come non perdersi in quel fitto dedalo di corridoi e sale. Almeno così pensavano. Il Centro non era come lo ricordavano, dopo alcuni minuti si ritrovavano nello stesso punto. Rengadin era stanco e perdeva molto sangue dal braccio ferito.
Rayan sorreggeva l'amico ferito.
- Forza rengadin, da che parte ora?
- Non ce la faccio...
Cadde a terra, Lhyu e Rayan furono subito su di lui per tirarlo su. Aveva gli occhi chiusi.
- Rengadin! No, non ora, siamo quasi arrivati!
Riaprì gli occhi, guardò Lhyu, sorrise... Usò l'ultimo fiato che aveva in corpo
- credo che... andate sempre dritto... non girate mai... per... nessun motivo... - guardò Lhyu, che gli sorreggeva la testa - Lhyu i tuoi occhi sono bellissimi... sconfiggetelo... spero che il futuro sarà migliore per voi... per Aysha... spero... di poter stare più a lungo con lei questa volta...
Le ultime parole furono pronunciate senza fiato ma piene di speranza e amore.
Rayan e Lhyu rimasero a guardarlo in silenzio, ad un tratto Rayan si alzò.
- Ormai non possiamo fare nulla per lui. Forza lhyu! Ogni secondo è prezioso!
Proseguirono come gli aveva detto Rengadin, non si fermarono mai. Sentivano chiaramente la presenza di guardie nei corridi vicini. Udivano spari, ma sempre lontani, come un'eco.
Infine arrivarono nella stanza di controllo centrale. Non si resero nemmeno conto di come avevano fatto, si ritrovarono semplicemente all'interno della stanza centrale.

Obu dhaba era seduto su una poltrona recinata e aveva il casco per la connessione mentale. Sembrava non essersi accorto di nulla. Ma il centro di controllo era composto in tutto da tre persone. Persone selezionatissme, i fedelissimi di obu dhaba. Anche Rayan ne faceva parte un tempo e ora era visto come dei traditori da uccidere.
Uno degli operatori intimo' di fermarsi, puntò la pistola e gridò
- Coma cazzo siete entrati? State immobili o sparo.
I due si fermarono. In un istante Rayan vide tutto in modo diverso. Vide l'aura di tutti i presenti. Ora sapeva di chi poteva fidarsi.
Mentre due operatori immobilizzarono Rayan e Lhyu, se ne avvicinò uno che aveva il vestito diverso dagli altri, invece che essere un camice bianco aveva delle striature dorate. Rayan sapeva cos'era, perchè avrebbe dovuto portarlo lui. Era il più alto di grado, colui che avrebbe preso il comando mentre Obu Dhaba era impegnato nella missione.
- E così siete arrivati... Non so come abbiate fatto, ma ora siete qua e sarà mia cura annullarvi. Portateli via!
Il superiore si voltò, Rayan colse l'occasione per dare un calcio di tacco all'operatore che lo teneva fermo, sfruttò il momento di smarrimento per dargli un pugno in pieno viso. L'operatore di Rayan cadde a terra e quello che teneva Lhyu guardava tremante la scena. Rayan sapeva che lui non avrebbe sparato, si lanciò contro di lui e prese la pistola dalle sue mani tremanti. A Rayan basto alzare il pugno che l'operatore si era dileguato.
Il superiore vide tutta la scena, puntò la pistola su Lhyu e urlò:
- Non muovetevi o sparo!!!
Rayan si immobilizzò, ma cercò di farlo ragionare
- John, so cosa provi, avrei dovuto esserci io al tuo posto, capisco la tensione
- STAI ZITTO!
- ... stai calmo, sai quello che vuole fare Obu Dhaba?
- Certo che lo so, ma non sarai certo tu a farmi cambiare idea, ora stai zitto e non rompere.
- ascolta...
In quell'istante sparò un colpo con la pistola che aveva in mano e colpì Lhyu alla gamba, poco sopra il ginocchio.
Lhyu urlò di dolore e Rayan corse subito a cercare di proteggerla.
- Ora capite che faccio sul serio, state lì, FERMI!!! - urlò con voce isterica.
L'urlo di Lhyu risvegliò un'altro momento di lucidità di Rayan, che vide l'aura di Lhyu, fluttuante, avvolgente, calda, e ne conteneva un'altra più piccola, più intensa, che aumentava di intensità e diminuiva. Era quella di Aysha, ne era certo.
Si voltò verso il responsabile, e vide anche la sua aura. Era frastagliata, continuava a muoversi in tutte le direzioni, come se cercasse di appigliarsi verso qualcosa di esterno, una macchia impazzita, con punte acuminate che continuavano a spiccare e ritrarsi. Rayan capì che il responsabile sembrava di saper gestire la situazione, ma era terrorizzato e sopraffatto dalla responsabilità.

Rayan cercava di proteggere Lhyu ma guardava il superiore. Lui li fissava con la pistola puntata e si voltò per guardare uno schermo.
- Bene, va tutto come previsto - sorrise sadicamente - il 70% della popolazione è già connesso mentalmente a Obu Dhaba.
Si abbassò la luce, un calo di tensione, tutto ritornò alla normalità in un momento. Ma quel momento di smarrimento fu sufficente a Rayan per saltare sul responsabile.
Rayan non riusciva a togliergli la pistola e lui continuava a sparare, colpendo cavi, schermi e qualsiasi altro oggetto.
Ancora un calo di tensione. Ora la stanza era illuminata dalle lampade di emergenza e da un solo schermo che mostrava l'avanzamento.
Entrambi erano a terra e cercano di sopraffare l'altro, ma essendo entrambi addestrati per la lotta corpo a corpo la battaglia era molto difficile.
Lhyu, nonostante stesse perdendo molto sangue riuscì ad avvicinarsi all'operatore steso da Rayan poco prima, gli prese la pistola e sparò verso Obu Dhaba, ma la sedia era protetta da una campana di vetro infrangibile. Le scintille illuminavano la stanza. Il monitor che mostrava l'avanzamento indicava il 80%. Lhyu non sapeva cosa fare, stava per urlare verso Rayan, ma fu fermata da un pensiero. Il pensiero non era suo era Rayan che le diceva "spara nella mia direzione". Lei non poteva crederci, non le era mai capitato e forse era solo debole per il sangue che continuava a perdere.
- No, Lhyu, spara nella mia direzione, fidati!
Lhyu chiuse gli occhi e sparò un colpo nella direzione di Rayan e John. In quell'istante Rayan si spostò della misura esatta per fare in modo che il proiettile colpisse solo John. E così fù. Il superiore era ora a terra inerte. Rayan prese uno dei cavi che c'erano in giro e lo legò alla sedia.
- Imbecilli, è tutto inutile! Sapete anche voi che il processo non si può interrompere o invertire, l'unico che controlla il processo ora è Obu Dhaba, e dentro quella campana è impossibile entrare.. HAHAHAHA avete fatto tutto questo per nulla!!!
la sua risata urtava le orecchie di Rayan e Lhyu. Ma Rayan sapeva cosa fare.

Rayan sapeva che c'era una sedia di scorta, identica a quella dove era seduto Obu Dhaba, fu costruita nel caso in cui la prima so fosse danneggiata. Rayan tirò fuori la sedia e cominciò a connetterla ad un pannello. Lhyu guardava la scena sbigottita.
- Che cosa vuoi fare?
- Mi collego anche io, in parallelo.
- Ma non è mai stato fatto, le vostre menti potrebbero fondersi, potreste perdere entrambi la coscienza.
- Lhyu, so quello che faccio, ho fatto mille volte i calcoli. Ora aiutami, gli ultimi collegamenti devi attaccarli tu mentre sono seduto.
Si sedette sulla sedia, Lhyu si avvicinò per collegare gli ultimi cavi. In quel momentoRayan ebbe una sensazione di déjà vu, vide la stessa scena che stava compiendo.
- Lhyu ferma! Inverti i cavi di connessione.
- Cosa? Che senso ha?
- Non lo so, ma sento... *so* che e l'unica possibilità.
Lhyu attaccò i cavi, in ordine inverso, come richiesto dal suo amato. Faceva fatica perché la gamba continuava a sanguinare. Forse era a causa della sua debolezza fisica che non si oppose troppo a Rayan.
- Sei pronto?
- Si, vai.
Lhyu girò l'interruttore di connessione.

Rayan era come in un sogno. Si trovava in una realtà non definita. Non c'era il pavimento, nessuna profondità nessuna sostanza. Non sentiva nulla, nessuna sensazione fisica, nessun senso. Non sentiva più il ronzìo del centro di controllo, non vedeva nulla.
Pensava. Riusciva a pensare, e questa era l'unica cosa che gli dava la certezza che esistesse, che esistesse ancora la sua coscienza. Ora la sua mente era connessa strettamente a quella di Obu Dhaba, era come se fosse lui.
Pensò che ormai doveva essere connesso a quasi la totalità della popolazione mondiale. Pensò al potere che aveva, in pochi secondi avrebbe potuto far pensare quello che voleva a qualche milione di persone, la connessione mentale con quelle persone la sentiva, era quello che di più si avvicinava alla sostanza, poteva vedere le connessioni, quasi toccarle. Tra pochi istanti avrebbe fatto pensare a quelle persone i suoi pensieri.
Quello che stava pensando non scaturiva dalla sua mente, se ne rese conto presto. Lui non poteva essere connesso ai milioni di persone perchè l'inversione dei cavi non permetteva la connessione diretta. Lui era connesso con Obu Dhaba, che non si era accorto di nulla, ma Rayan poteva leggere, anzi pensare i suoi pensieri.
Ma come avrebbe fatto a convincerlo di desistere se non poteva parlargli? Forse alla fine l'inversione dei cavi non era stata una buona idea. Rayan non sapeva che fare, era nervoso, se fosse stato nel mondo reale avrebbe tirato un pugno al muro.
- Rayan! Come stai?
Era la voce di Lhyu... Come potrva sentirla?
Cominciò a sentire una sensazione strana, una sensazione fisica.
Sentiva la sedia sotto la schiena, si stava forse risvegliando? No, non poteva! Doveva stare dentro la mente di Obu Dhaba...
- Rayan! Non so se mi senti, Obu Dhaba si sta agitando, si dimena, ora sta gridando, ti prego, dimmi che stai bene!
Rayan avrebbe voluto parlare... Decise di concentrarsi per tranquillizzare Lhyu.
- Sto bene, ti amo.
- Rayan? - la voce di Lhyu era quasi disperata - Non capisco... ma...
Rayan si sforzo un'altra volta
- Che succede?
- Sento parlare Obu Dhaba, non te!
Rayan non capiva, cominciava ad essere stanco, perse la concentrazione e si trovò ad aprire gli occhi. Ma non vide quello che si aspettava, non era sopra la sedia di scorta, era sopra la sedia dove sarebbe dovuto essere Obu Dhaba! Era nel corpo di Obu Dhaba e poteva muoverlo come se fosse il suo, anche se a fatica...
- Lhyu, sono io, Rayan, ma sono dentro il corpo di Obu Dhaba, ora dovrei riuscire a... Staccarmi
Mentre parlava, il corpo di Obu Dhaba si muoveva goffamente, ma abbastanza da cadere dalla sedia. Le connessioni erano ancora tutte attaccate.
La mente di Obu Dhaba non si accorgeva di nulla, era tutta riversata nell ementi della popolazione mondiale, non aveva nessuna connessione con il mondo fisico.
Rayan provò ancora a muoversi... Riuscì amettersi a carponi. Faticosamente si sedette di nuovo sulla sedia, aveva un fortissimo malditesta, si muoveva a fatica come se tutti gli arti fossero intorpiditi. Riuscì a portare le mani alla testa, toccò il casco. Mantenendo la concentrazione sui movimenti delle mani riuscì ad afferrarlo. Lo sollevò. In quell'istante si ritrovo catapultato nel suo corpo.
Apri gli occhi e vide il corpo di Obu Dhaba riverso a terra, probabilmente senza vita. In ogni caso non avrebbe potuto più fare nulla perché il processo di connessione era progettato per essere eseguito una sola volta, per evitare che altre persone potessero usufruire dele sue potenzialità era stata predisposta l'autodistruzione di tutti i ripetitori e della centrale stessa.
La navetta di salvataggio era a comando vocale e solo obu dhaba o uno dei tre operatori avrebbero potuto utlizzarla. Rayan e Lhyu dovevano uscire dall'edificio in meno di 5 minuti. Non fu una cosa difficle, nonostante Lhyu ormai fossa molto debole. I corridoi questa volta erano 'statici', sapevano esattamente che strada fare. Non trovarono più Rengadin, né alcuna sua traccia.
Correvano più forte che potevano e ad un tratto Lhyu svenne.

Lhyu si svegliò in una normalissima stanza di ospedale. Nella stanza c'era solo lei. Entrò un medico.
- Buongiorno! Si è svegliata, finalmente, ha dormito per 18 ore... come si sente?
Lhyu non era ancora del tutto sveglia, non capiva ancora cos'era successo.
- Ho un po' di nausea...
- Bene! Ma non è certo colpa della ferita quello...
In quel momento entrò Rayan
- Lhyu!!! Finalmente! Come stai?
- Stavo dicendo al dottore che ho solo un po' di nausea
- Passerà - sorrise - Finalmente possiamo stare tranquilli.
Il medico capì che volevano un po' di privacy e li lasciò soli.
- Lhyu, è tutto finito!!! Ancora non ci credo, non abbiamo più nulla da temere!
- Sono contenta - sorrise debolmente - ora potremo ritornare alle nostre vite? Dovremo rimettere un po' a posto casa nostra, sarà una baraonda...
- Già... a proposito... ho da chiederti una cosa che non ho capito in tutta questa storia
- Che cosa dovresti chiedermi? Sei tu che hai viaggiato nel tempo, o quello che hai fatto... Questo dovresti spiegarmelo tu!
- Quello non è chiaro nemmeno a me. Ma mi riferisco ad altro. Quando ero nel futuro, c'è una cosa che ricordo con assoluta precisione, mi dicesti "Vai nella nostra casa e cerca gli indizi che ho lasciato per te. Il primo era la scatola."
- La scatola?!? - Lhyu non capiva
Rayan tirò fuori dalla tasca la piccola scatola metallica e la mostrò a Lhyu
- Si, questa scatola! Io non posso aprirla, è a combinazione
- La combinazione è semplicissima: 500
Lhyu guardava il suo ragazzo con curiosità. Rayan, compose lentamente la combinazione. Le mani tremavano al pensiero di quello che ci potesse essere dentro.
- Ma... è vuota!!!
- Certo che è vuota!
- Ma tu mi avevi detto che c'erano cose importanti!
- Io non te l'ho mai detto!
- Si! Lo ricordo bene!
- Quella scatola non so nemmeno da dove sia arrivata!
Rayan rimase completamente interdetto, non sapeva più cosa pensare.
Guardò Lhyu, che sorrideva, capì che la Lhyu del presente era ignara di tutto quello che era successo 500 anni dopo, e capì che tutto questo ormai non importava: lei era viva e dentro di lei stava crescendo una nuova vita.
- Aysha è proprio un bel nome, vero Rayan?
from Milano - detail
suspended profile
#random
from Bari in random - detail
c'è qualcuno che abbia il file completo da passarmi? io non lo trovo più....
from Bari - detail
trovato il file completo...è su dropbox ^_^
from Bari - detail