Rayan tirava la moto al massimo della sua potenza, e questa rispondeva con prontezza, nonostante la presenza di due passeggeri, anche se per fortuna Rengadin era molto esile.
La città non era la loro solita città, era notte fonda, l'umidità di quella notte entrava nelle ossa e il vento contro il viso raggelava fin nell'anima. Ma forse a far venire i brividi era qualcos'altro, metro dopo metro si rendevano conto che qualcosa stava cambiando: dove c'era una strada piena di lampioni d'un tratto diventava buia, gli incroci diventavano rettilinei, i palazzi cambiavano colore, si abbassavano e si alzavano, fermate della metropolitana scomparivano. Lyhu era spaventata.
- Rayan, lo vedi anche tu?
- Sì, sta cambiando tutto, ma forse ho capito... Rengadin, noti nulla di strano?
Rengadin dopo un momento di pausa rispose
- No, che succede?
- Succede che si deve essere creato un paradosso! Tu sei l'unico tra di noi che è fuori dal tempo, io e Lhyu vediamo il presente cambiare di continuo!
- Io non noto nulla, non ne sono sicuro, se così fosse allora come... - il ragazzo si interruppe di colpo e urlò - dove stai andando?!?! Sei entrato in una strada senza uscita!
Rayan fermò la ruota posteriore, lasciando sull'asfalto troppa gomma, ma fermò la moto.
Rayan e Lyhu guardarono quella che per loro era una strada aperta, bastò distogliere lo sguardo un attimo e la strada diventò un vicolo cieco. La donna tremava, forse per il freddo, forse per lo sgomento.
- Rayan, ma come faceva a sapere?
- Te lo stavo spiegando, ma non sono sicuro nemmeno io della mia teoria. Comunque adesso non conta dobbiamo raggiungere al più presto il Centro di Controllo, e l'unico che può farci da guida è il nostro nuovo amico. Rengadin, sei pronto? Da che parte andiamo?
- Ho capito, dovrei riuscire a farcela, ormai è qualche settimana che giro la città alla vostra ricerca. Ora torna indietro e gira a destra.
Rayan non se lo fece ripetere, ricominciò la corsa per le vie della città, ma questa volta era una corsa alla cieca.
Rengadin dava indicazioni precise e Rayan le seguiva con solerzia, anche se questo voleva dire correre verso un ponte che sarebbe apparso qualche secondo prima di percorrerlo. Si fidava ciecamente del ragazzo e aveva già la mente concentrata Sullo scontro con Obu Daba.
In pochi minuti arrivarono vicino al centro di controllo. Rayan fermò la moto.
La periferia della città era molto buia, per arrivare al Centro di Controllo c'era una sola strada, e questa era ovviamente sorvegliata da guardie e cecchini nascosti. La sicurezza era molto ben nascosta perché per il resto del mondo quel posto era un semplice laboratorio di ricerca.
- Ci fermiamo qua? Non siamo ancora arrivati!
- Lo so lhyu, ma voglio arrivare in silenzio e cercare di sfruttare tutto l'effetto sorpresa che riusciamo ad avere
- Ma come farai? Sicuramente Obu Dhaba starà controllando mentalmente l'area...
- Non preoccupatevi - li interruppe Rengadin - Obu Dhaba è concentrato nella sua missione, tutta la sua attività mentale è impegnata in quello.
Obu Dhaba era già entrato nel macchinario. Era una sedia piena di cavi grossi e piccoli che la collegavano ad altri computer. La sedia era protetta da una campana di vetro che poteva essere aperta solo dall'interno. Sulla sedia era posto un casco, anch'esso collegato con una miriade di fili alla sedia.
Obu Dhaba dava ordini su come procedere, ma la sua concentrazione veniva gradualmente impegnata nella missione. Si sedette sulla sedia, indossò il casco.
- Controllate gli ingressi, Rayan e Lhyu stanno certamente arrivando.
Era quasi riuscito a recuperare il danno fatto da Rihanna. "Povera idiota" pensava "ma perché hai voluto farlo..." e mentre pensava scivolava come in un sonno.
Ma invece di andare nei suoi sogni si preparava ad andare in quelli di tutta la popolazione mondiale, entrare nei pensieri e mano a mano scendere sempre di più nelle coscienze. Ormai non pensava più a rayan come minaccia, aveva predisposto il doppio delle misure di sicurezza che già aveva pianificato con Rihanna. Poteva concentrare i suoi poteri nel macchinario che gli avrebbe permesso, attraverso ripetitori ormai sparsi ovunque, di conquistare l'intera popolazione.
La stanza era costituita quasi essenzialmente da computer, display e altri oggetti che servivano alla connessione mentale e al controllo. All'interno di questa potevano entrare solo alcune persone scelte. Rayan faceva parte del gruppo dei fidati, ma venne cacciato appena cominciò a dubitare del piano. Le persone nella stanza avevano il compito di verificare che tutto andasse per il verso giusto, analizzando quello che appariva sulle decine di schermi.
- Signore, credo che ci sia un problema...
La stanza rimase in silenzio, a parte i soliti ronzii e i bip. L'operatore pensava di poter parlare con Obu Dhaba, ma risposte il suo superiore.
- Non ti sente in questo momento, ha bisogno di impegnare tutte le sue capacità mentali, per fare funzionare il piano dovrà avere una concentrazione sovraumana. Da ora io faccio le sue veci. Qual'e il problema?
- Intrusi, signore.
- Già, eccoli... - il superiore sorrise - prepara l'offensiva...
- Attivo tutte le trappole psichiche?
- No, quelle sarebbero battute molto facimente dal traditore, attiva quelle altre.
- Ma...
- Nessun ma! E' un ordine predisposto da Obu Dhaba!
Rayan, Lhyu e Rengadin si stavano avvicinando al centro.
- Ragazzi state attenti, probabilmente hanno aumentato le trappole psichiche. Per fortuna siamo protetti da una sorta di scudo creato dale tre scatole.
- Sì, rayan, credo anche io che la scatola proveniente dalle diverse realtà abbia creato questa sorta di protezione. Penso che nello scontro di prima con Obu Dhaba non ce l'avremmo fatta senza questa protezione.
I tre procederono attraverso la strada buia immersa nella vegetazione guardinghi ma sicuri. Era una strada asfaltaa molto larga, due corsie, se non fosse stato per le scatole, avrebbero avuto la sensazione di essere nudi in mezzo a quella strada.
Passarono il posto di blocco, era stranamente deserto. Nessuna guardia, nessuna difesa fisica o mentale... Forse non si aspettavano il loro arrivo?
- E' tutto troppo facile... - disee Lhyu - c'é qualcosa che non va...
Procederono ancora, ma sempre più preoccupati.
Rayan cercò di tranquillizzare la compagnia
- Non preoccupatevi, conosco alla perfezione le difese predisposte da Obu Dhaba.
Il buio non faceva intravvedere nulla che non fosse l'asfalto della strada e la folta vegetazione a lato. Mancavano 100 metri alla porta principale.
Arrivarono all'ingresso. La porta si poteva aprire in due modi: con una doppia chiave, oppure con la sola presenza. Il sistema avrebbe riconosciuto la vera identità della persona facendo una mappa mentale automatica.
Rayan si avvicinò alla porta, che rimase invariabilmente immobile.
In altri tempi la porta si sarebbe aperta automaticamente all'arrivo di Rayan o Lhyu, ma questa volta non lo fece. Ovviamente Obu Dhaba aveva disattivato i loro profili dall'ingresso.
- Ora come facciamo? - disse Lhyu quasi nel panico. Rayan stava pensando...
- Ci servirebbero le chiavi...
- Rayan! Io tempo fà ero riuscita a creare il duplicato di una delle due chiavi, guarda
Così dicendo mise la mano in tasca ed estrasse una piccola chiave di materiale plastico.
- Ma una sola chiave non serve!
In quel momento si sentì un rumore provenire dalla boscaglia, come un fruscio...
Lhyu era così spaventata che lasciò cadere la chiave, spaventata.
- Cos'è stato?
- Sarà stato un coniglio o qualcosa del genere...
Ancora fruscii. Questa volta accompagnati daun ronzio costante.
- Rayan ho paura...
- Vieni qua, qualsiasi cosa sia non ti farà del male.
Rengadin era sempre stao in silenzio, ma ascoltava con attenzione, sussurrò: "quel ronzio... Ma no, non può essere..."
In quel momento uscì dalla boscaglia un oggetto che Rayan e Lhyu non avevano mai visto. Era una specie di elicottero, non più grande di due spanne, aveva una forma tondeggiante e si muoveva in modo costante mente un cerchio rosso si ondeggiava sulla sua supperficie in senso orario.
- Oh cazzo! - Rengadin era completamente terrorizzato, aveva perso il controllo, se non fosse stato pietrificato dalla paura sarebbe scappato a gambe levate - è... è... Un EG013
Rayan rimase anche lui immobile, ma chiese spiegazioni a Rengadin.
- E' un robot di difesa, riconosce il movimento e identifica le persone sulla base di alcuni sensori
- E allora perché non ci vede?
- Forse è l'aura protettiva delle tre scatole...
Rengadin prese un sasso da terra e lo tirò lontano. Il sassolino non fece in tempo a toccare terra che un lampo di luce proveniente dall'EG013 lo disintegrò.
- Si, è evidente, siamo protetti da questo paradosso che si è creato con la simultanea presenza dello stesso oggetto da tre realtà diverse...
Ora Rayan e Lhyu era un po' più tranquilli.
- Bene, quindi non possiamo separare le scatole, ma come entriamo?
Rengadin mostrò una tessera di riconoscimento
- Nel mio tempo la porta si poteva aprire con questa, ma evidentemente non è ancora stata cambiata, oppure è una realtà alternativa...
In quel momento esatto una delle due serrature scomparve e al suo posto apparire un lettore di schede.
- Non può essere...
Lhyu si avvicinò con la chiave alla serratura e Rengadin corse verso il lettore di schede. Senza accorgersi spinse il braccio all'esterno della protezione delle tre scatole. In un istante l'EG013 fece quello per cui era programmato: sparò un colpo in direzione di qualsiasi cosa si muovesse.
Rengadin fece un urlo terrificante, che fece tremare Lhyu.
La porta si aprì silenziosamente, i tre entrarono subito e la porta si richiuse dietro di loro.
Rengadin era stato colpito al braccio e ora sanguinava copiosamente.
- Sono entrati!
- Non e possibile! Hai attivato gli EG013?
- Certo!
- E allora come...
- Non lo so, ma guarda...
L'operatore indicò un display dove appariva la mappa dell'intero centro. In questa tre punti luminosi si muovevano
- Vedi? Questi sono loro
- Ma in quel settore non ci sono i sensori di calore con le frecce narcotizzanti? Perché non scattano? Le hai attivate?
- Le ho attivate! Ma non scattano, non capisco!!! Ma guarda...
Il puntino luminoso scomparve dallo schermo, istantaneamente apparve in un altro punto, più avanti, poi scomparve di nuovo, ora ce ne erano due, uno dove c'era il primo.
- Sembra che si spostino istantaneamente di stanza in stanza... Ma come fanno?
Il superiore era pensieroso, continuava a camminare nervosamente, pensava che se avesse fatto anche un solo errore tutto il piano di Obu Dhaba sarebbe andato in fumo, e che lui sarebbe sicuramente stato punito... Con la morte...
Non sapeva che fare...
- Disattiva tutti i sistemi, fai uscire tutte le squadre
- Signore, se le facciamo uscire tutte qua non rimarrà nessuna difesa.
- Falle uscire tutte!!! Non possiamo rischiare che arrivino fino a qua!..
Rengadin camminava a fatica, ma ormai erano dentro, sapevano esattamente dove andare, spevano come non perdersi in quel fitto dedalo di corridoi e sale. Almeno così pensavano. Il Centro non era come lo ricordavano, dopo alcuni minuti si ritrovavano nello stesso punto. Rengadin era stanco e perdeva molto sangue dal braccio ferito.
Rayan sorreggeva l'amico ferito.
- Forza rengadin, da che parte ora?
- Non ce la faccio...
Cadde a terra, Lhyu e Rayan furono subito su di lui per tirarlo su. Aveva gli occhi chiusi.
- Rengadin! No, non ora, siamo quasi arrivati!
Riaprì gli occhi, guardò Lhyu, sorrise... Usò l'ultimo fiato che aveva in corpo
- credo che... andate sempre dritto... non girate mai... per... nessun motivo... - guardò Lhyu, che gli sorreggeva la testa - Lhyu i tuoi occhi sono bellissimi... sconfiggetelo... spero che il futuro sarà migliore per voi... per Aysha... spero... di poter stare più a lungo con lei questa volta...
Le ultime parole furono pronunciate senza fiato ma piene di speranza e amore.
Rayan e Lhyu rimasero a guardarlo in silenzio, ad un tratto Rayan si alzò.
- Ormai non possiamo fare nulla per lui. Forza lhyu! Ogni secondo è prezioso!
Proseguirono come gli aveva detto Rengadin, non si fermarono mai. Sentivano chiaramente la presenza di guardie nei corridi vicini. Udivano spari, ma sempre lontani, come un'eco.
Infine arrivarono nella stanza di controllo centrale. Non si resero nemmeno conto di come avevano fatto, si ritrovarono semplicemente all'interno della stanza centrale.
Obu dhaba era seduto su una poltrona recinata e aveva il casco per la connessione mentale. Sembrava non essersi accorto di nulla. Ma il centro di controllo era composto in tutto da tre persone. Persone selezionatissme, i fedelissimi di obu dhaba. Anche Rayan ne faceva parte un tempo e ora era visto come dei traditori da uccidere.
Uno degli operatori intimo' di fermarsi, puntò la pistola e gridò
- Coma cazzo siete entrati? State immobili o sparo.
I due si fermarono. In un istante Rayan vide tutto in modo diverso. Vide l'aura di tutti i presenti. Ora sapeva di chi poteva fidarsi.
Mentre due operatori immobilizzarono Rayan e Lhyu, se ne avvicinò uno che aveva il vestito diverso dagli altri, invece che essere un camice bianco aveva delle striature dorate. Rayan sapeva cos'era, perchè avrebbe dovuto portarlo lui. Era il più alto di grado, colui che avrebbe preso il comando mentre Obu Dhaba era impegnato nella missione.
- E così siete arrivati... Non so come abbiate fatto, ma ora siete qua e sarà mia cura annullarvi. Portateli via!
Il superiore si voltò, Rayan colse l'occasione per dare un calcio di tacco all'operatore che lo teneva fermo, sfruttò il momento di smarrimento per dargli un pugno in pieno viso. L'operatore di Rayan cadde a terra e quello che teneva Lhyu guardava tremante la scena. Rayan sapeva che lui non avrebbe sparato, si lanciò contro di lui e prese la pistola dalle sue mani tremanti. A Rayan basto alzare il pugno che l'operatore si era dileguato.
Il superiore vide tutta la scena, puntò la pistola su Lhyu e urlò:
- Non muovetevi o sparo!!!
Rayan si immobilizzò, ma cercò di farlo ragionare
- John, so cosa provi, avrei dovuto esserci io al tuo posto, capisco la tensione
- STAI ZITTO!
- ... stai calmo, sai quello che vuole fare Obu Dhaba?
- Certo che lo so, ma non sarai certo tu a farmi cambiare idea, ora stai zitto e non rompere.
- ascolta...
In quell'istante sparò un colpo con la pistola che aveva in mano e colpì Lhyu alla gamba, poco sopra il ginocchio.
Lhyu urlò di dolore e Rayan corse subito a cercare di proteggerla.
- Ora capite che faccio sul serio, state lì, FERMI!!! - urlò con voce isterica.
L'urlo di Lhyu risvegliò un'altro momento di lucidità di Rayan, che vide l'aura di Lhyu, fluttuante, avvolgente, calda, e ne conteneva un'altra più piccola, più intensa, che aumentava di intensità e diminuiva. Era quella di Aysha, ne era certo.
Si voltò verso il responsabile, e vide anche la sua aura. Era frastagliata, continuava a muoversi in tutte le direzioni, come se cercasse di appigliarsi verso qualcosa di esterno, una macchia impazzita, con punte acuminate che continuavano a spiccare e ritrarsi. Rayan capì che il responsabile sembrava di saper gestire la situazione, ma era terrorizzato e sopraffatto dalla responsabilità.
Rayan cercava di proteggere Lhyu ma guardava il superiore. Lui li fissava con la pistola puntata e si voltò per guardare uno schermo.
- Bene, va tutto come previsto - sorrise sadicamente - il 70% della popolazione è già connesso mentalmente a Obu Dhaba.
Si abbassò la luce, un calo di tensione, tutto ritornò alla normalità in un momento. Ma quel momento di smarrimento fu sufficente a Rayan per saltare sul responsabile.
Rayan non riusciva a togliergli la pistola e lui continuava a sparare, colpendo cavi, schermi e qualsiasi altro oggetto.
Ancora un calo di tensione. Ora la stanza era illuminata dalle lampade di emergenza e da un solo schermo che mostrava l'avanzamento.
Entrambi erano a terra e cercano di sopraffare l'altro, ma essendo entrambi addestrati per la lotta corpo a corpo la battaglia era molto difficile.
Lhyu, nonostante stesse perdendo molto sangue riuscì ad avvicinarsi all'operatore steso da Rayan poco prima, gli prese la pistola e sparò verso Obu Dhaba, ma la sedia era protetta da una campana di vetro infrangibile. Le scintille illuminavano la stanza. Il monitor che mostrava l'avanzamento indicava il 80%. Lhyu non sapeva cosa fare, stava per urlare verso Rayan, ma fu fermata da un pensiero. Il pensiero non era suo era Rayan che le diceva "spara nella mia direzione". Lei non poteva crederci, non le era mai capitato e forse era solo debole per il sangue che continuava a perdere.
- No, Lhyu, spara nella mia direzione, fidati!
Lhyu chiuse gli occhi e sparò un colpo nella direzione di Rayan e John. In quell'istante Rayan si spostò della misura esatta per fare in modo che il proiettile colpisse solo John. E così fù. Il superiore era ora a terra inerte. Rayan prese uno dei cavi che c'erano in giro e lo legò alla sedia.
- Imbecilli, è tutto inutile! Sapete anche voi che il processo non si può interrompere o invertire, l'unico che controlla il processo ora è Obu Dhaba, e dentro quella campana è impossibile entrare.. HAHAHAHA avete fatto tutto questo per nulla!!!
la sua risata urtava le orecchie di Rayan e Lhyu. Ma Rayan sapeva cosa fare.
Rayan sapeva che c'era una sedia di scorta, identica a quella dove era seduto Obu Dhaba, fu costruita nel caso in cui la prima so fosse danneggiata. Rayan tirò fuori la sedia e cominciò a connetterla ad un pannello. Lhyu guardava la scena sbigottita.
- Che cosa vuoi fare?
- Mi collego anche io, in parallelo.
- Ma non è mai stato fatto, le vostre menti potrebbero fondersi, potreste perdere entrambi la coscienza.
- Lhyu, so quello che faccio, ho fatto mille volte i calcoli. Ora aiutami, gli ultimi collegamenti devi attaccarli tu mentre sono seduto.
Si sedette sulla sedia, Lhyu si avvicinò per collegare gli ultimi cavi. In quel momentoRayan ebbe una sensazione di déjà vu, vide la stessa scena che stava compiendo.
- Lhyu ferma! Inverti i cavi di connessione.
- Cosa? Che senso ha?
- Non lo so, ma sento... *so* che e l'unica possibilità.
Lhyu attaccò i cavi, in ordine inverso, come richiesto dal suo amato. Faceva fatica perché la gamba continuava a sanguinare. Forse era a causa della sua debolezza fisica che non si oppose troppo a Rayan.
- Sei pronto?
- Si, vai.
Lhyu girò l'interruttore di connessione.
Rayan era come in un sogno. Si trovava in una realtà non definita. Non c'era il pavimento, nessuna profondità nessuna sostanza. Non sentiva nulla, nessuna sensazione fisica, nessun senso. Non sentiva più il ronzìo del centro di controllo, non vedeva nulla.
Pensava. Riusciva a pensare, e questa era l'unica cosa che gli dava la certezza che esistesse, che esistesse ancora la sua coscienza. Ora la sua mente era connessa strettamente a quella di Obu Dhaba, era come se fosse lui.
Pensò che ormai doveva essere connesso a quasi la totalità della popolazione mondiale. Pensò al potere che aveva, in pochi secondi avrebbe potuto far pensare quello che voleva a qualche milione di persone, la connessione mentale con quelle persone la sentiva, era quello che di più si avvicinava alla sostanza, poteva vedere le connessioni, quasi toccarle. Tra pochi istanti avrebbe fatto pensare a quelle persone i suoi pensieri.
Quello che stava pensando non scaturiva dalla sua mente, se ne rese conto presto. Lui non poteva essere connesso ai milioni di persone perchè l'inversione dei cavi non permetteva la connessione diretta. Lui era connesso con Obu Dhaba, che non si era accorto di nulla, ma Rayan poteva leggere, anzi pensare i suoi pensieri.
Ma come avrebbe fatto a convincerlo di desistere se non poteva parlargli? Forse alla fine l'inversione dei cavi non era stata una buona idea. Rayan non sapeva che fare, era nervoso, se fosse stato nel mondo reale avrebbe tirato un pugno al muro.
- Rayan! Come stai?
Era la voce di Lhyu... Come potrva sentirla?
Cominciò a sentire una sensazione strana, una sensazione fisica.
Sentiva la sedia sotto la schiena, si stava forse risvegliando? No, non poteva! Doveva stare dentro la mente di Obu Dhaba...
- Rayan! Non so se mi senti, Obu Dhaba si sta agitando, si dimena, ora sta gridando, ti prego, dimmi che stai bene!
Rayan avrebbe voluto parlare... Decise di concentrarsi per tranquillizzare Lhyu.
- Sto bene, ti amo.
- Rayan? - la voce di Lhyu era quasi disperata - Non capisco... ma...
Rayan si sforzo un'altra volta
- Che succede?
- Sento parlare Obu Dhaba, non te!
Rayan non capiva, cominciava ad essere stanco, perse la concentrazione e si trovò ad aprire gli occhi. Ma non vide quello che si aspettava, non era sopra la sedia di scorta, era sopra la sedia dove sarebbe dovuto essere Obu Dhaba! Era nel corpo di Obu Dhaba e poteva muoverlo come se fosse il suo, anche se a fatica...
- Lhyu, sono io, Rayan, ma sono dentro il corpo di Obu Dhaba, ora dovrei riuscire a... Staccarmi
Mentre parlava, il corpo di Obu Dhaba si muoveva goffamente, ma abbastanza da cadere dalla sedia. Le connessioni erano ancora tutte attaccate.
La mente di Obu Dhaba non si accorgeva di nulla, era tutta riversata nell ementi della popolazione mondiale, non aveva nessuna connessione con il mondo fisico.
Rayan provò ancora a muoversi... Riuscì amettersi a carponi. Faticosamente si sedette di nuovo sulla sedia, aveva un fortissimo malditesta, si muoveva a fatica come se tutti gli arti fossero intorpiditi. Riuscì a portare le mani alla testa, toccò il casco. Mantenendo la concentrazione sui movimenti delle mani riuscì ad afferrarlo. Lo sollevò. In quell'istante si ritrovo catapultato nel suo corpo.
Apri gli occhi e vide il corpo di Obu Dhaba riverso a terra, probabilmente senza vita. In ogni caso non avrebbe potuto più fare nulla perché il processo di connessione era progettato per essere eseguito una sola volta, per evitare che altre persone potessero usufruire dele sue potenzialità era stata predisposta l'autodistruzione di tutti i ripetitori e della centrale stessa.
La navetta di salvataggio era a comando vocale e solo obu dhaba o uno dei tre operatori avrebbero potuto utlizzarla. Rayan e Lhyu dovevano uscire dall'edificio in meno di 5 minuti. Non fu una cosa difficle, nonostante Lhyu ormai fossa molto debole. I corridoi questa volta erano 'statici', sapevano esattamente che strada fare. Non trovarono più Rengadin, né alcuna sua traccia.
Correvano più forte che potevano e ad un tratto Lhyu svenne.
Lhyu si svegliò in una normalissima stanza di ospedale. Nella stanza c'era solo lei. Entrò un medico.
- Buongiorno! Si è svegliata, finalmente, ha dormito per 18 ore... come si sente?
Lhyu non era ancora del tutto sveglia, non capiva ancora cos'era successo.
- Ho un po' di nausea...
- Bene! Ma non è certo colpa della ferita quello...
In quel momento entrò Rayan
- Lhyu!!! Finalmente! Come stai?
- Stavo dicendo al dottore che ho solo un po' di nausea
- Passerà - sorrise - Finalmente possiamo stare tranquilli.
Il medico capì che volevano un po' di privacy e li lasciò soli.
- Lhyu, è tutto finito!!! Ancora non ci credo, non abbiamo più nulla da temere!
- Sono contenta - sorrise debolmente - ora potremo ritornare alle nostre vite? Dovremo rimettere un po' a posto casa nostra, sarà una baraonda...
- Già... a proposito... ho da chiederti una cosa che non ho capito in tutta questa storia
- Che cosa dovresti chiedermi? Sei tu che hai viaggiato nel tempo, o quello che hai fatto... Questo dovresti spiegarmelo tu!
- Quello non è chiaro nemmeno a me. Ma mi riferisco ad altro. Quando ero nel futuro, c'è una cosa che ricordo con assoluta precisione, mi dicesti "Vai nella nostra casa e cerca gli indizi che ho lasciato per te. Il primo era la scatola."
- La scatola?!? - Lhyu non capiva
Rayan tirò fuori dalla tasca la piccola scatola metallica e la mostrò a Lhyu
- Si, questa scatola! Io non posso aprirla, è a combinazione
- La combinazione è semplicissima: 500
Lhyu guardava il suo ragazzo con curiosità. Rayan, compose lentamente la combinazione. Le mani tremavano al pensiero di quello che ci potesse essere dentro.
- Ma... è vuota!!!
- Certo che è vuota!
- Ma tu mi avevi detto che c'erano cose importanti!
- Io non te l'ho mai detto!
- Si! Lo ricordo bene!
- Quella scatola non so nemmeno da dove sia arrivata!
Rayan rimase completamente interdetto, non sapeva più cosa pensare.
Guardò Lhyu, che sorrideva, capì che la Lhyu del presente era ignara di tutto quello che era successo 500 anni dopo, e capì che tutto questo ormai non importava: lei era viva e dentro di lei stava crescendo una nuova vita.
- Aysha è proprio un bel nome, vero Rayan?