"Devo solo trovare il sistema di salire là sopra" disse Ryan.
Si guardò intorno. Nulla. Eppure doveva trovare il modo per entrare, non poteva aspettare domani, sentiva che non c'era tempo da perdere.
"Dai, lascia stare Ryan, torniamo domani" insisteva Hank.
Ma lui sembrava non ascoltarlo, girava intorno cercando un'idea, una possibilità e infatti girando intorno al palazzo che sapeva d'antico, vide nel retro una piccola porta chiusa. Ryan non ci pensò un attimo e con la forza della determinazione a spallate l'aprì. Non si preoccupò di verificare se Hank lo stesse seguendo, era come in preda ad una strana agitazione, una premura ostinata, un'urgenza incontrollabile.
Nel buio soffuso del retrobottega, scavalcando montagne di oggetti, di pacchi, di pezzi di cose sconosciute, scorse una luce e lì si diresse.
Da una porta a vetri dipinta entrò nel negozio dell'antiquario e un senso di angoscia lo prese. Per terra tutti gli oggetti che il giorno prima erano in bell'ordine sugli scaffali.
"Signore" Ryan cominciò a chiamare l'antiquario ad alta voce.
Silenzio.
"Signoreee"
Nulla.
Il silenzio diventò pesante e il nero presentimento divenne reale quando Ryan lo vide, disteso a terra dietro ad una poltrona.
L'uomo era coperto di sangue e gli occhi sbarrati.
Ryan si avvicinò atterrito, ma capì che non c'era più nulla da fare.
La sua faccia improvvisamente non gli sembrava più così sconosciuta, i lineamenti del viso, seppur coperto di sangue gli parvero familiari, come se in quell'espressione fermata per sempre si fossero impressi piccoli impercettibili segni di passati ricordi...
Ma non poteva perdersi in questi pensieri... la scatola, la scatola!
Ora doveva cercarla, perchè qualcosa gli diceva che la tragedia consumata là dentro riconduceva a quella scatola, alla sua scatola.
In tutto questo terremoto di emozioni si era completamente dimenticato di Hank.
Ma lui non aveva fatto altrettanto!
@francescomonaca