"Se non uccide, fortifica".
E se uccide?
Se non ne esci vivo?
Perché a volte fa male da morire, da morire per davvero. Perché a volte cammini, bevi, respiri e mangi, ma non sei vivo.
Non sei vivo da quando hai perso l'unica persona che riuscisse a farti sorridere.
Non sei vivo perché il cuore batto ma allo stesso tempo s'è fermato.
Sono le morti peggiori, quelle invisibili.
Sono quelle morti che nessuno riesce a vedere, che nascondi dietro a un sorriso e speri di riuscire a mentire "sto bene, non è niente!".
Speri di non scoppiare a piangere durante l'ascolto di una storia, quando l'unica storia che hai in mente è quella tra te e lei.
Non sei più vivo quando la notte non riesci a dormire, perché nella tua testa risuona un addio che non riesci a spiegarti.
Non sei vivo.
Quando hai gli occhi lucidi ma non piangi.
Non sei vivo.
Quando ascolti canzoni tristi per non sentirti solo.
Non sei vivo.
Sei distrutto.
Tutto questo fortifica?
Davvero?
Davvero ne usciremo più forti?
O forse, forse no.
Forse saremo meno vulnerabili, tutto qua.
Forse saremo troppo delusi per fidarci ancora.