Per secoli i padroni indiscussi di questi spazi sono stati i “pozzari”, ossia gli addetti alla manutenzione dei pozzi che appartenevano a quattro famiglie che si erano spartite gli altrettanti quartieri della città.
Il loro compito era prevalentemente quello di pulire periodicamente il fondo dei pozzi e per fare questo svuotavano le cisterne, lasciando che l’acqua filtrasse a mare attraverso lesioni naturali del tufo, appositamente tappate.
“Per questo tipo di servizi i pozzari erano pagati dai vari utenti che periodicamente ricevevano una sorta di bolletta” precisa Salvatore Quaranta.
“Il pozzaro agitava il fondo del pozzo in modo che l’acqua s’intorbidisse e a chi tirava su il secchio appariva chiaro che era giunto il momento di pagare.
Questi signori avevano libero accesso alle case, mediante delle scale scavate nel vano dei pozzi che permettevano di risalire e compiere le loro pulizie.
Ciò ha dato origine alla legenda napoletana dei ‘monacelli’, ossia piccoli monaci, spiriti burloni cui si attribuiva la capacità di apparire e scomparire dalle case, portando a seconda delle simpatie doni o confusione.
L’immagine del piccolo monaco era data proprio dai pozzari, che per muoversi in questi cunicoli dovevano essere dal fisico minuto.
Per giunta, la loro tenuta, per proteggersi dall’umido dei sotterranei, era dotata di un cappuccio e ricordava da vicino il saio di un monaco”.