
“Ce n’è per tutti” affonda le radici nella forma e nei contenuti della commedia all’italiana. Dipinge personaggi immersi in una realtà che tutto ingloba e colora, tanto da diventare uno spaccato della società contemporanea e delle contraddizioni che in essa albergano.
Ma se questo è l’assunto di partenza, i toni della storia si fanno via via più netti, accesi, a tratti grotteschi e persino surreali, per evidenziare le contraddizioni, il caos dei sentimenti che attraggono e respingono i protagonisti. Questo caos interiore si riflette all’esterno dei personaggi e si materializza in una città - “la più bella del mondo”, come ci tiene a definirla uno dei nostri protagonisti - che appare però al suo punto di non ritorno, stretta com’è nella morsa del traffico, del disagio e dell’incomunicabilità.
In questa cornice folle e pulsante, si va configurando il cuore della vicenda: il gesto inaspettato di uno di loro, Gianluca, che ha colto il senso di inutilità della propria esistenza, trascinata in quella sopravvivenza che vita vera non è. Gianluca si arrampica sul Colosseo - emblema della Città Eterna, della sua storia millenaria, delle crudeltà di cui è stato testimone e dell’oblio del Tempo - probabilmente per ridare a se stesso e al mondo un significato, un motivo per continuare. Gli amici accolgono questa richiesta di aiuto, ma lo fanno a modo loro, con la consueta, inconsapevole, rassegnata superficialità.
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