Perpetua: "E che facciamo col cantante X, che è taaaaaaaaaaaaanto devoto a San Corrado?"
PadrePinoPuglisi: "E vabè, sè è tanto devoto a San Corrado è il benvenuto: viene e canta. Gratis"
P: "Gratis?"
3P: "E l'hai detto tu che è tanto devoto!"
[dal film "Alla luce del sole"]
Detto questo: un genitore che battezza i propri figli e gli fa seguire i sacramenti "per non farlo sentire diverso dagli altri" e fargli fare la festa della prima comunione, per me ha dei problemi, ma seri, e abbastanza da dirgli "parlane con il tuo sacerdote di fiducia", perché se hai perso la fede non puoi riconquistarla attraverso i tuoi figli. Anzi, ritengo che l'uomo che SOLTANTO PENSI di raggiungere qualsiasi traguardo per tramite dei propri figli, non merita di averne. I figli si crescono, con i figli si intavola un dialogo, ai figli si dice che cosa comporta ricevere i sacramenti e quali differenze portano nella vita degli altri.
Io sono stato in scuola elementare con bambini testimoni di Geova e bambini evangelisti, ho fatto la scuola media in classe con Nelly, una ragazza Down (erano "esperimenti d'integrazione") e adesso la scuola è cambiata tantissimo ed è un luogo che insegna l'integrazione e il rispetto per gli altri, è il luogo in cui i bambini imparano e socializzano fin da piccolissimi. Se la scuola insegna a rispettare Ismaele perché ha fatto il Bris e invece della prima comunione festeggerà il Bar mitzvah, mentre Alì non fa compagnia ai compagni mangiando un panino durante la ricreazione nel mese di Ramadan, che cosa succede quando poi le famiglie prendono questi ragionamenti e ci sputano sopra? "Ah, ma lui è ebreo, non invitarlo alla festa della tua prima comunione". Io da agnostico rispetto le scelte di coscienza degli altri (e sono stato a matrimoni e funerali e altri riti di molte religioni, credetemi). Magari mi riservo di disprezzare il culto in sé o le idee che esso propone (come l'amico Jano che se n'è andato per cirrosi epatica perché non era in grado di sostenere l'intervento di trapianto di fegato ma solo quello di ripristino, ma da farsi in un ospedale ove si compie l'intervento senza trasfusioni di sangue o di emoderivati. Questo lo critico, ma non mi sono mai permesso di dire a Jano di cambiare religione, e sono stato a seguire quel funerale in cui i TdG mi hanno dimostrato per l'ennesima volta come per loro ogni occasione sia ghiotta per fare solo lezioni sulla bibbia e sulla parola), ma prima di criticare una persona per la sua scelta verifico attentamente se sia solo una scelta di coscienza o sia divenuta una partecipazione a una setta che annichilisce la forza e la realtà umana.
Detto questo, io personalmente ho trovato difficoltà nel fare "coming out" con il mio agnosticismo. Con gli amici, con i parenti, con il lavoro, con la gente che ho intorno a me, non per la mia "diversità", ma perché tale diversità è considerata sbagliata, ma se io considero sbagliata la diversità di qualcun altro, automaticamente sono un maleducato e non so quello che sto dicendo. Poi ho espresso un parere: "io sono così, chissenefrega", eppure devo ribadirlo spesso. Che cosa dici all'amico che si offende perché non festeggio "il santo natale"? O a quello che pur sapendolo MI INVITA A SEGUIRE LA MESSA DI CAPODANNO? Io vado a funerali e matrimoni per rispetto delle persone coinvolte. Stop. Non vado a vedere altre funzioni religiose, perché sono stanco di essere trattato come se andare a seguire la funzione fosse la normalità e io fossi quello anormale.